Sè probabili e realtà parallele

Di recente ho avuto un’intuizione sul mio passato durante le mie meditazioni quotidiane. Come spesso faccio, ho messo delle musiche, acceso un incenso, e sono entrato in un rilassamento in cui metto l’intento di contattare le mie guide. Non sempre riesco ad avere messaggi chiari dal punto di vista mentale. A volte vado in una trance di cui poi al risveglio ricordo poco a livello mentale, ma sento che si è mossa molta energia. Altre volte, quando sono in un momento in cui sono molto mentale e ho molti pensieri, continuo a vorticare su quei pensieri cercando ogni tanto di ricordarmi che sto provando a contattare le guide, e a quel punto qualcosa avviene sempre, fosse anche solo una maggior chiarezza logica di parte della situazione su cui mi sto arrovellando. A volte nemmeno le guide possono aiutarti ad uscire dal mentale, dai pensieri insistenti, dai conflitti interiori nel loro massimo picco di attività. E tutto sommato va bene così, dai: uno se li vive, trova energia nel proprio spazio sacro meditativo e di contatto con il sé profondo e con le guide, e gli sembra che siano rimasti gli stessi pensieri, ma l’intento di connettersi in profondità con aspetti autentici di sé in realtà sta lavorando, le guide stanno lavorando, per aiutarti. Stai attivando comunque un processo che ti porterà alla soluzione di quel particolare momento e ad una maggiore comprensione interiore.

Qualche volta il mentale e il sentire si fondono, e mi capitano le intuizioni/immagini che sento siano vere, ma allo stesso tempo mi danno un’informazione comprensibile anche a livello mentale.

Così è successo da poco riguardo una parte della mia vita che mi sento di condividere, e riguarda anche l’esistenza dei sè probabili. Questi sé probabili sono delle diramazioni di esistenza, delle estensioni della nostra personalità che stanno portando avanti come un’esistenza parallela manifestatasi a partire da momenti della nostra vita in cui c’erano scelte emotivamente cariche da fare, cambiamenti potenziali che abbiamo o non abbiamo fatto. Si vedano i libri di Seth, per questo argomento.

 

Ho percepito che esiste un mio sé probabile la cui esistenza è molto intensa, ha una forte carica energetica. Questa esistenza probabile, che ho percepito essere stato un potenziale della mia vita, è legata a un periodo della mia adolescenza. In quel periodo ho attraversato, come tutti, molte trasformazioni e disagi, ma ad un certo punto ho come “abbandonato” una parte di me. In parte fu perchè volevo uniformarmi ad altri. Poi senz’altro ci sono molte motivazioni profonde.

Entrando nell’adolescenza cercavo un dialogo con Dio, ricordo. Dopo alcuni anni questo aspetto spirituale profondo di me, è come sfumato. Allo stesso tempo, i primi anni della mia adolescenza ero bravo a scuola, studioso, mi interessavo a molte cose. Inutile dire che pur di farmi accettare dagli altri ragazzini dell’epoca, arrivai a voler quasi seppellire questo aspetto di me, il mio aspetto studioso e curioso?

Si, ho avuto una discreta sfida di vita riguardo il giudizio degli altri e l’essere accettato per ciò che sono. Comunque negli anni dell’adolescenza riuscii in qualche modo a sotterrare questi aspetti autentici di me. L’esigenza di uniformarsi ad una diffusa, e maggiormente accettata, superficialità, era pressante.

In questo periodo, pare, stando a questa mia intuizione, ha iniziato la propria esistenza un sé probabile che porta avanti quello che fu un forte potenziale della mia vita. E’ un sé probabile in cui sarei diventato uno scienziato, non so bene di quale genere.

Come sempre l’utilità di queste intuizioni in generale, e del contatto con un sé probabile in particolare, è sempre quello di comunicare, di lasciar passare delle informazioni che ci siano utili alla nostra evoluzione nel presente, nel qui e ora, e non di lasciare il posto a rimpianti o a una sorta di senso nostalgico per ciò che poteva essere. Stesso discorso mi sento di fare per le vite precedenti: c’è sempre una parte di noi che vuole stare li a crogiolarsi in un altro tempo, in altre situazioni legate a certe emozioni irrisolte, e nell’immediato ci sta; ma poi un lavoro del genere perde di senso se non ci aiuta nella nostra evoluzione presente.

Comunque in questa sorta di realtà parallela di quel sé probabile, esistente solo a livello di coscienza, non ho mai rinunciato a sviluppare le mie capacità di intelligenza e mentali, sono rimasto nella sfida del giudizio degli altri e anche dell’indivia degli altri, ho proseguito i miei studi in un settore che mi appassionava veramente e calandomi nell’applicazione scientifica. E quel sé probabile è pienamente realizzato in quel settore. Il punto è che naturalmente le sfide di vita ri appaiono anche se le evitiamo, e la sfida di vincere il giudizio degli altri me la sono ritrovata, insieme ad altre, anni dopo. E ci ho fatto i conti comunque, lavorando su me stesso con percorsi di consapevolezza interiore, invece che con un altro strumento altrettanto valido piazzato li come potenziale di vita: questo strumento era “restare nella sfida” e trovare in me le risorse interiori per valorizzarmi e non cedere alla tentazione di uniformarmi pur di essere accettato.

Ho percepito che in quegli anni c’è stato questo bivio; naturalmente era solo un potenziale, e nemmeno di facile attivazione, però c’era. E la mia futura evoluzione come adulto era legata alle scelte e all’evoluzione interiore e all’affrontare quelle particolari sfide nell’adolescenza.

Credo sia stata una comunicazione molto importante, in essa ho anche intuito un particolare senso che ebbe poi la morte di mio padre avvenuta appunto alla fine della mia adolescenza. Il potenziale stesso della sua morte, o meglio la manifestazione di quell’evento legato al mio punto di vista, si sarebbe attivato in seguito a questo passaggio in cui io mi sono molto discostato da chi ero veramente. La sua morte diede inizio a circa 10 anni a tratti molto drammatici della mia vita e di quella della mia famiglia, nei quali ci sono state crisi e momenti di evoluzione interiore per me, fino a culminare nell’inizio del lavoro su me stesso, proprio per risolvere la crisi interiore, che mi ha riportato ai temi del lasciar andare il giudizio e del valorizzare i propri talenti.

Insomma, c’era il potenziale affinchè affrontassi quelle sfide ai tempi della prima adolescenza, e in tal caso anche la prematura morte di mio padre, in quella realtà probabile, non si sarebbe resa necessaria.

Non sto dicendo che fosse una sfida facile. E le ragioni di mio padre per morire prematuramente, sono ovviamente anche legate al suo percorso. Nella realtà probabile in cui io sono uno scienziato e lui è rimasto, lui avrà in qualche modo risolto le sue ragioni interiori che lo hanno portato alla malattia, ad andarsene giovane, quello è il suo percorso, che riguarda lui. Ma come sempre la nostra realtà cambia insieme a quella degli altri, senza darsi mai ovviamente l’un l’altro la colpa, bensì assumendosi ognuno la piena responsabilità interiore degli eventi che accadono, in quanto apprendisti maestri creatori di mondi.

Ovviamente tutta la storia della mia famiglia, la morte di mia madre e tanto altro, avrebbero assunto tutta una serie di potenziali differenti. Come si suol dire, la storia non si fa con i sé e con i ma, ma con i sé probabili si. Scherzo. E’ però una storia potenziale, che aveva potenziale di manifestazione, e che stando ad alcune teorie, è reale ed esiste tanto quanto la piega che ha preso la mia vita in carne ed ossa.

Tutti noi nella nostra quotidianità prendiamo decisioni, e con la nostra decisione di affrontare o meno certe sfide attiviamo o meno dei potenziali della nostra esistenza. Ciò che non manifestiamo prosegue comunque la propria esistenza nelle dimensioni probabili. O almeno, stando a quanto sostiene Seth, è così.

Per me è stato un passaggio molto importante. Si, poi si potrebbe dire che è tutto un mio modo per accettare la morte di mio padre, l’ultimo passaggio dell’elaborazione del lutto in cui si conferisce un “senso” alla morte. Il senso della morte di un genitore, che se ne va per permettere alla propria famiglia di immergersi nelle sifde di vita più intense e drammatiche, che porteranno poi ad un’evoluzione e ad un autentico cambiamento interiore. Su un certo livello non ho dubbi che sia così. Ma sono convinto che ci sia stata allo stesso tempo una comunicazione inter dimensionale con una realtà parallela, o meglio con una realtà probabile, e con una parte probabile di me stesso. Una realtà non fisica, ma non per questo meno reale. Un potenziale passato attraverso cui sentire il senso profondo del proprio presente.

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