Empatia

La capacità di percepire più o meno intensamente gli stati emotivi degli altri, più o meno la abbiamo tutti. Essa è una potente capacità di relazione sottile che hanno gli esseri umani, in fondo per “comunicare” fra loro, così come lo sono del resto tante doti extra-sensoriali, come la telepatia, la chiaroveggenza, la visione dell’aura o la capacità di percepire anime passate dall’altra parte del velo, non più in vita.

Solo che l’empatia è maggiormente riconosciuta ed accettata. Ma in fondo si tratta di un passaggio di informazioni da un essere ad un altro, in una dimensione sottile e non visibile che è poi quella emotiva. Qualcosa di non visibile. Sicuramente coinvolge processi psicologici e inconsci, come la percezione dell’emozione dell’altro inconsciamente osservandone le movenze, il tono di voce e la sua intensità, le micro espressioni facciali, lo sguardo. Esistono tecniche di analisi psicologica e comportamentale che permettono di rilevare “scientificamente” l’emozione che qualcuno prova in un dato momento, studiando appunto la risultante di tutti questi piccoli segnali, indicatori di un particolare stato emotivo, e infallibili senza dubbio. Anche collegando un essere umano ad un macchinario, che tramite elettrodi collegati alla testa rilevino le variazioni delle onde cerebrali e l’attività del cervello, è possibile avere moltissime informazioni sul suo stato emotivo. E tutto questo si può studiare.

Nella quotidianità, però, tutti noi usiamo inconsciamente almeno in parte questo tipo di analisi, per rilevare le emozioni degli altri che interagiscono e si relazionano con noi, seppur non abbiamo mai studiato alcun chè di questi argomenti. Com’è possibile? Fin dalla nascita siamo abituati a “sentire” le emozioni degli altri, in primis i nostri genitori, e già da allora il nostro cervello, con dei meccanismi più complessi di quelli di un super computer, rileva i dati emotivi del prossimo, li elabora, esperienza dopo esperienza, e crea un proprio personale database. Abbiamo un archivio che, relazionando le reazioni emotive degli altri alle nostre, si arricchisce giorno dopo giorno con informazioni, “pattern” comportamentali, rilevati dall’esterno, che ci permettono di diventare sempre più bravi a capire chi abbiamo davanti, a capire cosa prova, a percepirne lo stato emotivo, insomma a divenire maggiormente “empatici”.

Naturalmente siamo in un territorio che varia immensamente da persona a persona. Alcune persone sono decisamente più empatiche di altre in modo apparentemente “innato”; altre invece non appaiono empatiche affatto. Questo senz’altro varia in base alle tendenze di nascita, è molto influenzato dalla prima infanzia, e dipende ancora dalle esperienze che facciamo per tutta la vita.

Frequentando ambienti diversi, conoscendo varie tipologie di persone, varie culture, facendo cambiamenti frequenti nella nostra vita e entrando in contatto con varie realtà “umane” che ci permettano di entrare in relazione con persone differenti fra loro, e da noi, certamente facciamo un’ottima scuola di apprendimento empatico. Semplicemente perché facendo esperienze varie, proviamo un ventaglio di emozioni diverse noi stessi, e osserviamo intorno a noi persone con reazioni emotive molto variegate fra loro: il nostro archivio interiore si arricchisce sempre di più, e siamo in grado di capire meglio gli altri.

D’altro canto, viene normale pensare che un anziano signore che per tutta la vita si è dedicato ad arare un campo, frequentando sempre le stesse persone del suo villaggio, posso essere empatico in linea di massima in relazione al tipo di persone e situazioni da lui conosciute. Anche se questo sembra non valere per alcune persone, che sembrano avere una particolare “dote” di empatia, a prescindere dalle proprie esperienze di vita.

Bisogna dire che, oltre alla predisposizione di nascita, anche esperienze difficili, dolorose, drammatiche, possono conferire a persone già empatiche, una capacità di contatto emotivo con l’altro molto profonda: diventano super-empatiche. Se riusciamo a superare le esperienze di sfida, di difficoltà impegnativa, entrando in contatto con le nostre emozioni, integrandole e accettandole anche se dolorose, il nostro apprendimento in termini di empatia diventa un corso intensivo, incluso diploma, laurea ad honorem e master di specializzazione!

Essere empatici, capire le emozioni degli altri, significa essere prima di tutto in contatto con le proprie. Spesso però succede che questa capacità porti la persona empatica a farsi carico dei problemi dell’altro. A volte ci si trova a “sentire” addirittura emozioni, stati d’animo, e sensazioni anche fisiche (ricordiamo che le emozioni si manifestano in determinate zone del corpo, poiché corpo e mente sono strettamente legate), di altri scambiandole per proprie. Quindi la capacità profonda di essere empatici, presenta anche l’altra faccia della medaglia: capiamo gli altri, è vero, ma spesso ci facciamo carico delle loro emozioni in modo inconsapevole, senza accorgercene, e scaricandoci di energia. Qual è la soluzione?

Imparare in primis a gestire le nostre, di emozioni. Ricordiamo che ciò che avviene fuori di noi è sempre lo specchio del nostro mondo interiore. E tutti abbiamo, nel corso della nostra vita, degli spigoli emotivi ancora non smussati, aspetti del nostro mondo interiore che non sono in equilibrio. Lavorando su noi stessi, riusciamo a gestire le nostre emozioni. Non siamo più preda di ondate emotive, riusciamo bensì ad osservare emozioni anche forti, però gestendole. Io credo che la persona empatica che rimane troppo coinvolta dalle emozioni degli altri, possa in primis lavorare su di sé: poiché se qualcuno o qualche situazione ci coinvolge talmente tanto da non saper gestire un’emozione altrui, evidentemente questa situazione, questa persona, ci sta facendo da specchio per qualcosa dentro di noi su cui possiamo portare maggiore attenzione ed equilibrio. Il premio è grande: imparare a gestire le proprie emozioni, diventando padroni della propria mente e delle proprie reazioni, quindi di sé stessi. E allo stesso tempo riuscire a capire gli altri con immensa profondità, a portarli anche aiuto senza restare risucchiati da energie pesanti o da ondate emotive altrui ingestibili, imparando anche a riconoscere quelle situazioni emotivamente “off-limits” da cui, semplicemente, mantenere una sana distanza.

Tutto questo avviene sicuramente a vari livelli. Emotivo, ok. Ma anche telepatico, in parte, psichico, e diremmo “energetico”. Spesso le persone empatiche hanno anche altre doti sottili, di percezione dell’energia che scorre nelle situazioni, di comprensione più o meno conscia del campo magnetico dell’altra persona.

Se l’empatico sviluppa una consapevolezza delle proprie emozioni, imparando a schermarsi da energie e situazioni pesanti, permettendosi di entrare in sintonia e in relazione con le emozioni dell’altro senza venirne travolto, ha tutte le carte in tavola per vivere relazioni gioiose in tutti gli ambiti, e fare una profonda esperienza quotidiana di unione con gli altri esseri umani attraverso il suo dono: la capacità di sentire.

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