Dal Guru fuori di noi al diamante di verità interiore

Credo che scoprire Chi Siamo sia una sfida molto attuale di questi tempi. In questo il confronto con gli altri è importante. L’altro ci può dare un’immagine riflessa di noi stessi, per aiutarci a capire chi siamo; l’altro può svolgere un ruolo di guida, e quindi prenderci per mano e assisterci nel nostro viaggio. Ma attenzione: in molti casi l’altro che ci guida, che ci consiglia, o che semplicemente ci sostiene nel nostro viaggio interiore alla scoperta di chi siamo, ci invia un’immagine riflessa, almeno in parte, distorta. Non ci piove che, dal punto di vista delle sfide dell’anima, tutto ciò che arriva dagli altri, che siano saggi consigli, un semplice esempio elevante da seguire, aspri giudizi o manipolazioni, è comunque parte del nostro campo da gioco di apprendimento: ciò che ci ferisce o ci ostacola, a livello animico, sarà qualcosa su cui dobbiamo imparare, fosse anche solo per comprendere un certo tipo di dinamiche ancorate alla vecchia energia, per poi lasciarcele alle spalle.

Però come un vigile del fuoco che deve conoscere il fuoco, stargli molto vicino e rischiare di scottarsi, tutto ciò per la finalità di divenire “un maestro” nell’arte di domare il fuoco stesso, anche noi come anime di esseri umani consapevoli ci siamo posti molte sfide prima di nascere, per sperimentare la vecchia energia, sperimentare cosa vuol dire essere manipolati, essere influenzati dagli altri, essere a volte sottomessi alla guida di falsi guru, o a volte di “falsi guru per metà”.

Credo che una sfida che molti hanno di questi tempi, sia arrivare alla consapevolezza che esiste solo una persona che può farci da guida, da maestro, da guru, e quella persona è: noi stessi.

Scoprire Dio in noi, significa comprendere e sentire che siamo Noi ad avere il reale potere sulla nostra stessa esistenza. Il potere di attirare circostanze favorevoli all’abbondanza, affinchè possiamo portare avanti sfide del nostro mondo interiore sempre più raffinate, senza preoccuparci troppo di procurarci il pane quotidiano. Il potere di guarire il veicolo che ci permette di essere qui, il nostro corpo. Il potere di essere i padroni del computer che ci permette di relazionarci col mondo: la nostra mente, e le nostre emozioni. Delegare il lavoro da fare su tutto ciò a un’altra persona, affidarci totalmente ad egli, anche se appare la guida più qualificata per indirizzarci nella giusta direzione (appare qualificata a noi che la osserviamo, inizialmente, tramite una mente non ancora pienamente consapevole), equivale a cedergli il potere, sia dei nostri fallimenti, che sopratutto dei nostri successi. Io credo che questo punto sia cruciale, sia per quanto riguarda i falsi guru, sia per quanto riguarda i veri guru: stiamo comunque cedendo a un essere umano, anche se evoluto, il nostro potere. Abbiamo il suo stesso potenziale scritto nel nostro DNA!

Non sto dicendo che non si possa essere sostenuti da altri umani anch’essi in cammino, confrontarsi, sentire la loro esperienza, ascoltare i loro consigli nei momenti delicati della nostra vita. Ma fosse anche un maestro asceso colui con cui ci stiamo relazionando e a cui stiamo domandando consiglio, sarà un’anima in cammino esattamente come noi, magari più avanti su alcuni aspetti del percorso, ma pur sempre con la sua esperienza e con il suo essere unico. Così come lo siamo noi. Così com’è unica la nostra, di esperienza. Ci sono alcuni temi di vita diremo “standard”, ed è vero che chi ci è già passato può darci un esempio di riferimento. Il tema sarà lo stesso, il risultato della risoluzione della sfida sarà sempre lo scioglimento di un karma, la risoluzione di un pattern del subconoscio, una guarigione. Questo è vero. Ma possiamo allora osservare in lui, nel “guru” a cui ci stiamo relazionando, qual’era la sua particolare sfida, magari ascoltando la sua esperienza, ascoltare come ha trovato la soluzione e osservare come è adesso, cioè la trasformazione di sé che ha fatto. Ma, credo, niente più. La sua ricetta per evolvere, sarà sempre e solo la sua. Adatta a lui. Che ha funzionato per lui. Non è detto che funzioni per noi. A mio avviso questo vale per tutte le figure della nostra vita che rappresentano una guida: un genitore, un amico, un maestro spirituale, un maestro nell’ambito del lavoro che facciamo, un terapeuta, un insegnante, un collega.

Possiamo sempre osservare il suo esempio, e provare a vedere ciò che possiamo assimilare e cosa ci risuona e cosa no. Ma seguire sempre pari pari i consigli di qualcuno, avere quasi bisogno che ci dica cosa fare, per non dire quando ci si sottomette con timore alla guida di un maestro diremmo “tirannico”, che spaccia per saggezza la propria arroganza (=falso guru), credo sia un errore. Aprirci al mondo e a più esempi di altri esseri umani che consideriamo evoluti, prendere da vari punti di vista ciò che ci risuona, selezionare, filtrare con la nostra personale saggezza e intuizione, che pare siano i doni maggiormente disponibili qui e ora per noi se li attiviamo, penso sia l’unico modo per fare il viaggio alla scoperta di chi siamo. Solo dentro di noi c’è la risposta. Dentro di noi c’è il cartello che indica anche la direzione da seguire, per trovare risposte. Quando la direzione da seguire viene imposta troppo dall’esterno, e ripeto mi riferisco sia a percorsi spirituali che nel quotidiano della nostra vita (che poi non è forse il percorso spirituale in cui impariamo maggiormente?), iniziare almeno a storcere il naso e porsi i legittimi dubbi, mi pare un atteggiamento ragionevole e di buon senso. Del resto siamo tutti alla ricerca di verità, e ogni verità è come se fosse un piccolo ma luminoso e splendido diamante. A parte i falsi guru, a volte arriva nella nostra vita qualcuno che ci fa davvero intravedere questi diamanti in lui. Credo che qualsiasi sia la sua natura, di falso guru, mezzo falso guru, o guru, non fa nulla: la sua natura è comunque umana. Finchè tiene il diamante dentro di sé, o ci dice che in lui ci sono i piccoli diamanti di verità, gli staremo cedendo il nostro potere. Magari è pure vero, che ha trovato alcuni diamanti in lui. A volte succede che nel cercare i diamanti di verità li vediamo davvero risplendere in altre persone. Mi piace questa metafora.

E’ come se cercando la nostra verità nell’altro, vediamo realmente diamanti, delle reali verità, ma filtrate comunque dall’ego dell’altra persona. Come un grande contenitore di vetro trasparente, con all’interno questi piccoli brillanti preziosi, ci avviciniamo affascinati. A volte accade che l’ego del presunto maestro, pure se in buonissima fede e pieno di buone intenzioni, inizia a crescere: i diamanti sono li, ben in vista e sono reali, solo che il il contenitore di vetro che li racchiude cresce, e cresce. L’ego/vetro si espande alimentato dalla consapevolezza che dentro contiene davvero i diamanti di verità, ma… è possibile che un così grande contenitore di vetro alla fine cada, si rompa, si frantumi in mille minuscoli pezzettini di vetro. E noi che faremo allora? Davanti a nostri occhi, laddove un tempo c’era il grande maestro pieno di verità, rimarranno solo una miriade di minuscoli frammenti luccicanti sparsi per terra. Meglio lasciare la stanza della ricerca della verità allora? I diamanti erano falsi? Ora che il grande maestro/contenitore di vetro si è rotto, i diamanti di verità non ci sono più? Ci sono, ci sono. Ma sono mischiati alle migliaia di frammenti di vetro sparsi sul pavimento. E li possiamo comunque ritrovare: del resto avevamo visto e sentito, che c’erano. Sarà senza dubbio un lavoraccio ritrovarli però, fra quei mille frammenti di vetro/ego! E sicuramente ci taglieremo le mani. Ma per dei diamanti di verità ne vale la pena. Vale la pena di fare un viaggio in noi stessi per selezionare e separare i frammenti di ego dalle verità profonde trasmesse dai maestri del passato, o del nostro passato. Del resto, se abbiamo fatto questa esperienza, fu una scelta della nostra anima per trovare la propria verità: i frammenti di verità che un guru-a-metà ci fece vedere. Molti stanno facendo questa esperienza, altri abbandonano il viaggio scoraggiati da questa prova di setaccio interiore. E va bene così.

Credo solo sia utile trarre insegnamento dall’esperienza passata, trattenere ciò che per noi era verità lasciataci anche da maestri che ci hanno deluso, perchè vale la pena cercare i diamanti tra i frammenti di vetro, se avevamo visto che quei diamanti erano veri. Ma nel frattempo, arricchiti dell’esperienza passata, possiamo relazionarci alla ricerca della verità, alla ricerca dei diamanti, in modo nuovo. Possiamo relazionarci in modo nuovo agli altri, nel chiedere aiuto per cercare il nostro diamante. Possiamo fermarci ad ascoltare con la nostra rinnovata saggezza le nuove persone incontrate sul cammino, valutarne con discernimento le parole e i messaggi che portano, e allo stesso tempo ringraziare coloro che sono andati in frantumi, perchè ci hanno comunque permesso di accrescere il nostro spirito critico. Non saremo soli. Semplicemente ci soffermeremo vicino ad altri, e incontreremo qualcuno che ci farà vedere i diamanti nell’unico modo possibile tra esseri umani: metterà dinnanzi a noi un bello specchio grande, e ci farà osservare che i diamanti di verità sono, ed erano sempre stati, dentro di noi. Più brillanti e luminosi che mai. E non ci saranno più guru, falsi guru o guru-a-metà. Solo compagni di viaggio, saggi, e sempre più numerosi, e… muniti di specchio!

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