Vuoto e Sogni

Il vuoto e i sogni.

Ecco due strumenti molto utili per fare di un periodo di staticità un periodo comunque di crescita interiore. Capita di trovarsi in periodi di inattività, magari in un momento di transizione nel quale si è lasciato andare tanto del proprio bagaglio di vita, ma nuove occasioni e novità pratiche in generale ancora non entrano nella nostra quotidianità. Spesso in questi periodi abbiamo tanto tempo a disposizione. Iniziando a lasciare andare, attività lavorative che ormai non ci appartengono più, persone che a cui siamo affezionati ma che ormai non sono più in risonanza con noi, ambienti che non sentiamo più appropriati e in sintonia col nostro percorso, ci troviamo inevitabilmente dinnanzi un tempo che appare in grande sovrabbondanza rispetto alle attività e agli impegni pratici che vorremmo (almeno consciamente).

Quando le giornate trascorrono simili una all’altra, ho sempre notato quanto i nostri sogni appaiano maggiormente significativi. Finchè siamo immersi in una realtà ricca di impegni, di eventi, persone, occasioni per agire, diciamo che la vita stessa ci da, con il simbolismo delle esperienze che ci capitano, occasione di riflettere su noi stessi, e di introspezione. In periodi in cui meno esperienze esteriori significative arricchiscono la nostra quotidianità, i sogni a mio avviso quasi “compensano” le poche esperienze diurne; si fanno più intensi, e ci portano tante chiavi di lettura del nostro mondo interiore. Ci portano quei simboli che la quotidianità magari non riesce a comunicarci. Attraverso i sogni possiamo comunicare con le parti di noi stessi rimaste a lungo inascoltate. Sogni ricorrenti sottolineano il cuore di tematiche di vita che stiamo affrontando. Possiamo addirittura arrivare ad aspettare la notte con trepidante attesa, proprio per fare nel sogno quella esperienza ricca che nella nostra quotidianità ci è momentaneamente preclusa. Oppure possiamo arrivare a temere la notte e i suoi sogni, se si tratta di incubi o manifestazioni angosciose del nostro mondo onirico. Scrivere i sogni in questi periodi, e magari rileggerli per individuarne il filo conduttore, senza dubbio aiuta.

E’ inoltre inevitabile in questi periodi di transizione sentirsi un pò nel vuoto. Anche se ci sentiamo nella staticità, in realtà non siamo affatto fermi. Permettersi di immergersi in questo vuoto che percepiamo potrebbe essere in questi periodi proprio la chiave della nostra crescita, e anche del vedere manifestata una realtà nuovamente piena e rinnovata nella sua essenza. Spesso le dinamiche dell’universo e del come creiamo la nostra realtà, sono molto più simili alla fisica del mondo di quanto potremmo pensare. Se facciamo il vuoto, esso viene immediatamente riempito da qualcosa, nel mondo che ci circonda. Che si tratti di aria, o di fluidi, nel momento in cui si fa uno spazio, esso viene riempito. D’altro canto, se non facciamo spazio per novità significative per la nostra vita, queste ultime non faranno a spintoni per scalzare tutto ciò che di vecchio ci teniamo stretti nel nostro magazzino interiore. No, l’universo ha dinamiche gentili. Se non trova spazio per entrare con nuove cose, non ci forzerà a fare quello spazio. Magari busserà alla porta educatamente, ma non si imporrà. Sta a noi fare spazio, e sta a noi affrontare il vuoto che ne consegue inevitabilmente per un periodo. Il vuoto non rimane per sempre, ma se lo osserviamo, se ci rendiamo conto della sua NON-presenza, se evitiamo di inventare scuse e distrazioni pur di non stare in quell’assenza di gravità così anomala per chi è abiutato a stare immerso nella gravità di tanti impegni e tante cose che riempiono la nostra esistenza, forse troveremo, magari in un tempo anche linearmente più breve, la chiave per invitare il nuovo “più appropriato” nella nostra esistenza.

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