Transizione da (anno) vecchio a nuovo

Una riflessione sulla transizione dal vecchio al nuovo anno. Non sono particolarmente esperto di come cambi l’energia del pianeta tra un anno e l’altro, forse solo per pigrizia non mi sono mai meticolosamente informato, di anno in anno. Non so cosa dicano le canalizzazioni per questo 2019 (ma ho intenzione di informarmi!); non ho alcuna idea del punto di vista dell’astrologia o della numerologia.
Vorrei però riflettere su cosa per me intuitivamente rappresenti la transizione da un anno vecchio ad uno nuovo. Ritengo infatti che, per quanto utili e anzi preziose possano essere le informazioni dateci da vari punti di vista “elevati” relativamente alla particolare energia di un anno o di un altro, esse rischiano di rivelarsi incompiute, altresì qualche volta deludenti, se non accompagnate da un lavoro di introspezione personale ed interiore. Posso anche sapere che l’anno nuovo porterà ad esempio un’opportunità dal punto di vista relazionale, un grande cambiamento; ma se da dentro di me non ho trovato la propulsione al cambiamento stesso, che solo io posso realmente attivare a livello di coscienza, l’anno nuovo potrà sembrarmi molto simile al vecchio, e quel cambiamento predetto si manifesterà nella mia realtà, magari, come una ripetizione elevata al quadrato delle solite vecchie cose. Quindi, una nuova opportunità di individuare il “mio personale vecchio… qualsiasi cosa sia” da lasciar andare. Quindi, anche se non mi sembra, è vero che l’anno nuovo porterà il cambiamento predetto da quel particolare maestro asceso/astro/numero.
Se questo passaggio da un anno all’altro simboleggia una transizione interiore, allora forse sarebbe utile riflettere, ognuno per sé, su cosa significa per noi in questo momento, in questo Adesso, in questo qui e ora, cosa significa lasciarci alle spalle l’anno vecchio, il passato, e cosa invece significa permettere l’arrivo del nuovo anno, il futuro.


Lasciar andare l’anno passato può essere letto come un’elaborazione e la conseguente accettazione, dei temi di vita irrisolti del nostro anno appena trascorso. Mi spingo oltre. Direi che possiamo includere anche i temi di vita che non abbiamo avuto la “prontezza” di elaborare, accettare ed integrare in noi in una precedente transizione da un’anno all’altro, o da un vecchio a un nuovo, qualsiasi cosa possa questo significare per noi. La transizione da un vecchio amore ad uno nuovo, da un lavoro ad un altro, da una vita ad un’altra. Da una fase della nostra vita, ad un’altra.
Portando l’attenzione a dentro noi stessi, questo si lo credo, possiamo utilizzare l’energia della transizione presente in questi giorni dentro di noi ed intorno a noi, per localizzare, per lo meno, uno o più temi di “transizione incompiuta” residenti dentro di noi.
Accogliere l’anno nuovo. Permettere l’ingresso dei potenziali del nostro anno a venire. Aprirsi, simbolicamente, ad ogni potenziale del nostro futuro il cui seme è stato già piantato li per noi. Questa parte sembra più facile, rispetto all’accettazione del passato. Il passato, anno o anni che siano, le esperienze passate dolorose, le ferite, le delusioni, quelle si che sembrano ardue da elaborare, integrare ecc insomma la solita tiritera interiore (preziosa!). Aprirsi al futuro sembra più facile: in un primo momento ci sembra solo di dover immaginare. Immagino le meglio cose, “penso” che le permetto, che le accolgo, e aspetto. Bene, poi i primi giorni, settimane, mesi dell’anno nuovo passano, ed eccoci ricadere nello sconforto, nella delusione, nell’aspettativa che nulla cambierà, e anche nei soliti vecchi schemi di comportamento e di pensiero. Ed eccoci mettere i soliti limiti, le solite aspettative sul risultato, sul quando come e perché, che tanto azzoppano, probabilmente, il manifestarsi di quel cambiamento che ci auspichiamo.
Non ho dubbi che immaginare, sperare, pregare affinchè il nuovo anno ci porti ciò che più autenticamente desideriamo nel nostro cuore, sia sacrosanto e utile. Ma so anche quanto sia difficile il passaggio in cui da questo immaginare ci facciamo poi da parte, lasciando che le sincronicità e le opportunità dei potenziali pronte per noi, si manifestino coi “loro tempi e modi”, o per meglio dire, coi nostri tempi e modi, della nostra anima, della nostra parte più saggia, della nostra modalità di creazione della realtà.
Obiettivi e aspettative, immaginazione e visualizzazione, sono strumenti fantastici, finchè restano nel territorio dell’A-spaziale e dell’A-temporale. Quando iniziamo a ragionare del tipo: quest’anno voglio guadagnare almeno…. Quest’anno voglio conoscere almeno… quest’anno voglio scopare almeno….
Creiamo le stesse sbarre di quella prigione che ci potrebbe traghettare all’infinito (o quasi) di anno in anno finchè non ci arrenderemo al fatto che il nostro ragionamento, i nostri sensi, la nostra mente e i nostri dannati obiettivi a scadenza, non hanno potere nel manifestare il quando e il dove; il come e il con chi.


Il ragionamento multidimensionale che più mi convince, è che il futuro dell’anno nuovo è ricco di potenziali, molti e ricchi, e tutti attivabili a nostra scelta, una scelta che può solo essere interiore (ok, supportata dalla giusta e ragionevole azione). Anche se sentissimo che nell’anno a venire non vogliamo fare, a livello mentale, delle scelte, che sia perché non ce la sentiamo o perché oggettivamente la nostra vita appare calma e direzionata verso orizzonti di nostro gradimento, le scelte di attivazione dei vari potenziali futuri sono comunque fatte da un punto di coscienza dentro di noi, anche se non si dovesse trovare nella mente.
Possiamo senza dubbio però modificare il nostro atteggiamento, verse scelte e potenziali, consapevoli o meno, che ci riserva il nuovo anno. Aprirsi al nuovo significa inevitabilmente aprirsi all’ignoto, allo sconosciuto. Che è anche il manifestarsi del nostro divino interiore. E può far così paura da voler bloccare tutto.
D’altro canto, e questo è veramente irrazionale e fuori dal mentale, il passato può cambiare. Non è già successo. Sta succedendo, il nostro anno passato. La percezione di ciò che abbiamo vissuto, bello o brutto o noioso che sia stato, è solo una percezione, è solo una parte anzi una versione, della storia. E’ solo una versione “di noi”. Nell’aprirci allo sconosciuto ancora da vivere a livello di tempo lineare, possiamo aprirci allo sconosciuto già vissuto, alla parte di esperienza dell’anno vecchio che non abbiamo colto, al livello dimensionale che non abbiamo percepito, e anche al potenziale che c’era ma che semplicemente non abbiamo attivato, manifestato e vissuto nella dimensione fisica. Forse nel compimento della transizione dal vecchio al nuovo, possiamo anche lasciare che il nostro passato venga riscritto.


Se per ogni transizione si apre un portale, un collegamento tra le dimensioni in cui tante opportunità di guarigione e di evoluzione si aprono per noi, allora vorrei fare un augurio a tutti, per questa transizione dal vecchio al nuovo. Aprirsi alla comunicazione. Sfruttare l’energia di cambiamento, per ascoltare, parlare, comunicare con i nostri sé passati e i nostri sé futuri. Provare a comunicare con loro per sanare e guarire ciò che va curato; portare luce e guarigione dal punto di coscienza dove essa “è già”. Mettere l’intento di comunicare col nostro sé passato sfiduciato, deluso, amareggiato, impaurito dall’anno passato (dal suo punto di vista, dall’anno in corso!). Rassicurare il nostro sé passato. E così facendo contribuire a cambiare il passato stesso. Senza cercare di razionalizzare cosa ciò possa significare. Non so come, se durante una meditazione, riservandosi un momento per sentire tutto questo durante un bagno caldo, durante una passeggiata nella natura. Il passato non è qualcosa di lontano e cristallizzato; è vicino, ed è pulsante, malleabile, vibrante.
E allo stesso tempo, lasciarsi cullare e rassicurare dal nostro sé futuro. Dal nostro sé che ha già visto manifestarsi qualcuno di quei potenziali del 2019 che or ora riteniamo quasi irrealizzabili. Quel sé futuro che ha il quadro più ampio, che ci può far sentire, percepire, trasmettere come tutto lo sconosciuto, ci fosse anche in attesa una sfida difficile che si frappone fra noi e la manifestazione del nostro divino interiore, e quindi dei nostri desideri, su un certo livello “è già”.
E perché no, visto che ci siamo… lasciarsi abbagliare dal nostro sé futuro che, chissà magari per qualcuno già nel 2019, si è già evoluto. Si è già illuminato. E’ già un Maestro.
Buon compimento di transizione 2018/2019 a tutti voi!

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