Spiritualità per nerd

Sono sempre stato molto attratto dal mondo del virtuale. Già dal primo computer che fu acquistato in casa dai miei genitori, qualcosa come nel 1997, ricordo che una delle mie passioni è diventata: i videogiochi. Da allora, seppur in fasi alterne della mia vita sia stata un po’ sepolta, questa passione continua, e tutt’ora rimane un mio graditissimo passatempo.

Credo che riflettere sulla realtà virtuale e sull’esperienza videoludica di un videogioco, diremmo un’avventura grafica con un personaggio che gira mondi virtuali e porta a termine delle missioni, mi abbia aiutato ad aprire la mente alla comprensione delle dottrine, filosofie, religioni e teorie che spiegano, ognuna con la sua parte di verità, la vera essenza della realtà.

L’idea che siamo sia il programmatore che il giocatore, è affascinante.

In un videogioco quello che il giocatore fa, è un’esperienza di gioco, che attiva le proprie percezioni, richiede concentrazione e ragionamento razionale. Allo stesso tempo, coinvolge le emozioni, come la paura nei momenti in cui il personaggio si trova nelle ambientazioni maggiormente lugubri, o la soddisfazione di portare a termine una sfida all’interno del gioco. Ci sono tempi da rispettare, il nostro personaggio si muove in uno spazio tridimensionale.

Il programmatore, invece, è fuori dal tempo del videogioco, cioè ha a disposizione tutto il tempo che vuole per programmarlo. Ha accesso ad un software di programmazione, in cui a partire dalla propria immaginazione (che si basa su una serie di idee), crea tutto del gioco. Sceglie l’ambientazione, l’aspetto del personaggio, le caratteristiche e le abilità che avrà nel videogioco. Ma non solo. Il programmatore utilizza un linguaggio, per programmare, dei codici di programmazione che sono incomprensibili al giocatore comune, e che non hanno nulla a che vedere con la futura grafica e impatto scenico del gioco in sè.

Il programmatore utilizza il linguaggio di programmazione per filtrare le informazioni, trasformando idee non ancora manifestate che stanno solo nella sua testa, in input nel linguaggio di programmazione che inserisce nel programma. A sua volta, quando il gioco sarà pronto e verrà avviato, il complesso e apparentemente incomprensibile codice con cui è avvenuta la programmazione, si convertirà in… immagini, spazio tridimensionale, un personaggio con abilità e una sua propria capacità di interagire con il resto dell’ambiente programmato all’interno del gioco. Ma non solo. Il programmatore, oltre a tutto questo, avrà in mente “le storie” e le avventure possibili attraverso cui il personaggio si muoverà e interagirà all’interno del videogioco. Se il gioco è ben fatto, ha una grande profondità e possibilità di scelta. Un buon videogioco eccelle per la grande varietà di situazioni possibili in cui il personaggio si può muovere, nelle quali il giocatore ha “libero arbitrio”.

Il viaggio dell’anima ci porta a essere allo stesso tempo i programmatori e i giocatori della nostra vita. Tra una vita e l’altra c’è ampio spazio di programmazione, pare, e a seconda delle sfide portate a termine e delle abilità acquisite nei precedenti episodi videoludici, si sbloccano alcune capacità, alcuni poteri, e in fase di programmazione non c’è più bisogno di predisporre certe sfide: se abbiamo superato nel precedente episodio lo scenario in cui ci trovavamo impantanati nella palude e minacciati da un mostro con tre teste, bhe che gusto c’è a riproporre la stessa esperienza nell’episodio successivo? Ormai abbiamo imparato ciò che c’era da imparare da quella sfida, e passiamo oltre!

La cosa straordinaria è che l’esperienza possibile sta diventando sempre più quella di poter giocare, imparare le abilità, provare le emozioni del gioco, affrontare le sfide e godersi la bellezza di una grafica tridimensionale, ma allo stesso tempo imparare una cosa nuova: programmare… mentre giochiamo! Certo non si può pretendere di diventare bravi subito in questo, e soprattutto una enorme mole del lavoro di programmazione della vita, nei suoi parametri di base, resta da fare tra una vita e l’altra. Se il mio personaggio è stato settato da me in fase di programmazione per affrontare la sfida di accettare l’aiuto del prossimo e allo stesso trovare la propria realizzazione con poche abilità fisiche (persona disabile), non è disponibile (non “ancora”, pare…) la tecnologia per accedere alla maschera del programma di progettazione del gioco in cui si cambia una componente così fondamentale dell’esperienza videoludica in corso d’opera.

L’attivazione sempre maggiore del nostro DNA, le nuove energie del pianeta e anche le tecniche di meditazione che tutti possono apprendere sono un corso accelerato per diventare bravi programmatori mentre si è immersi nella realtà virtuale stessa. Accedere ad altre dimensioni significa questo: vivere il gioco con le sue sfide e le sue bellezze mentre pian piano che superiamo un livello, che affrontiamo una sfida, abbiamo accesso alla possibilità di riprogrammare gli eventi, le circostanze, gli ambienti futuri che la nostra guida interiore ci porterà a percorrere. Lasciar andare una volta per tutte le vecchie fissazioni derivanti dai precedenti episodi, che non possiamo mollare in fase di programmazione bensì solo affrontando, giocando nella realtà virtuale, il mostro che ci spaventa maggiormente. Ora con la consapevolezza che lo abbiamo creato noi, che lo abbiamo predisposto noi proprio a guardia del portone dorato che ci dà accesso all’ambiente di gioco successivo con il castello incantato, che tanto ci attrae, possiamo vedere il mostro finale del livello per quello che è: una nostra stessa creazione.

Potrebbe un programmatore odiare gli stessi mostri che con tanta cura, con tanto lavoro di perfezionamento grafico, con tanto studio sul dove farli apparire in modo che diano spessore all’esperienza di gioco, ha egli stesso creato e posizionato?

E’ sempre stata una sfida affascinante. Ma da quando si è varcata la soglia, da quando abbiamo fatto il salto quantico c’è un nuovo software in attesa solo di essere scaricato, pieno zeppo di nuovi poteri, di nuove capacità, che ci permette con meno sforzi di viaggiare tra la dimensione del gioco e le altre dimensioni di programmazione (si, ce ne sono tante, e pure li si sta imparando e giocando). E gli aggiornamenti pare continueranno per un po’. Abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca in cui molti maestri ascesi, programmatori esperti, giunti dai piani superiori della scuola dei programmatori creativi, sono qui per aiutarci, con Amore incondizionato, a imparare. Non per dirci che tasto premere, non per svelarci il trucco per eliminare il mostro, non per imporci un rigido corso di informatica in cui si impara ad usare solo un tipo di programma prefissato, ma per trasmetterci la loro esperienza e aiutarci a comprendere il nostro metodo, tutto personale, di creazione del nostro mondo.

E mentre facciamo tutto ciò, come in uno sconfinato spazio virtuale dello spirito incarnato, possiamo interagire con tanti altri giocatori come noi, non siamo da soli a casa nella nostra stanzetta, anche se a volte abbiamo questa sensazione di solitudine: stiamo invece giocando online (multiplayer)! Alcuni, anzi sempre più persone che stanno attraversando il processo di risveglio della coscienza, cercano consapevolmente di imparare a ottimizzare il loro gioco-creazione per poi andare oltre quando gli episodi con questa tecnologia informatica tridimensionale saranno ultimati tutti. Altri hanno ancora voglia di godersi il gioco da giocatori inconsapevoli del linguaggio di programmazione della realtà, che diciamolo: è difficile da imparare, ma da molte soddisfazioni. Anche loro, quando saranno pronti, prenderanno in mano uno dei tanti manuali, antichi o recenti (credo ce ne siano di molto validi in entrambe le categorie), scaricheranno uno dei tanti software messi a disposizione dalle classi di programmatori più avanzati (guide incorporee, maestri ascesi, antichi avatar e maestri spirituali), e con spirito critico si imbarcheranno nell’apprendimento consapevole di come evolversi da giocatori a giocatori-programmatori professionisti. Male che vada, se proprio sono dei pigroni, troveranno un’altra scuola, su un altro pianeta, dove rigiocare al tutorial, se per loro è appropriato… libero arbitrio. E quando si tratta dei nostri affetti, possiamo solo augurargli il massimo bene e lasciarli andare, senza forzarli a imparare qualcosa che loro non hanno intenzione di studiare.

Arriveremo a essere tutti così bravi da percepirci Uno con il gioco, il software, il PC e.. con tutta la rete? Del resto anche se non lo percepiamo, lo siamo già. Del resto pare che l’inventore dell’idea stessa di sistema informatico basato sulla tecnologia avanzata dell’Amore sia qui con noi, già presente in ogni bite, in ogni pixel (questa la capiscono solo i veri nerd di livello medio-avanzato).

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