Una riflessione su tutti i santi e tutti i morti

Questo passaggio da ottobre a novembre ci ricorda che l’inverno è alle porte. Il cielo è terso, le temperature si sono abbassate (finalmente), e sembrano non a caso giorni in cui ritagliarsi uno spazio interiore particolarmente ampio, come se l’autunno stesso, ormai inoltrato e rivolto verso la stagione fredda, ci suggerisca di restare un po’ in noi stessi, un po’ chiusi nel nostro guscio, rivolti al nostro mondo interiore. E’ un passaggio che ci ricorda che dopo ogni bella stagione arriva la pioggia, la neve e il freddo, un tempo per rimanere maggiormente raccolti. Dopo le lunghe giornate di sole il tempo del giorno si accorcia, per cedere il passo alla notte, al buio, a ciò che non si vede. E’ un modo della madre terra per ricordarci il nostro mondo interiore, forse. Dopo lo slancio all’esterno e fuori di noi, alla vita e all’esperienza più intensa che in genere tanto caratterizza la bella stagione, ci viene suggerito un raccoglimento, che richiama la riflessione, la meditazione, lo stare un po’ da soli con noi stessi.

Ed ecco puntuale la ricorrenza di tutti i morti e di tutti i santi, quasi a sottolineare la necessità di rivolgere il pensiero oltre, verso quell’oltre che i morti e i santi ci ricordano, verso quel mondo che non si vede, che c’è già dentro di noi, ma che a queste due categorie di esseri si rivela senz’altro molto più distintamente che a noi. I morti perchè volenti o nolenti non posseggono più un corpo, quindi le altre dimensioni dell’esistenza, compresa quella psicologica, sono le uniche con cui possono aver a che fare; i santi perchè vivono o hanno vissuto essenzialmente una condizione di trascendenza del mondo fisico. Entrambi ci ricordano che le dimensioni della nostra esistenza non si limitano a questa vita.

Credo che rivolgere a loro la nostra attenzione sia un modo per avvicinarli, e assimilare maggiormente in qualche maniera questa loro qualità. Poiché molti in tutto il mondo sono focalizzati sui defunti e sui santi in questi giorni di ricorrenza, forse si apre un portale grazie al quale è possibile connettersi maggiormente del solito, comunicare con loro, o solo lasciar passare attraverso il velo le informazioni e i messaggi che da loro possono sempre giungere. Il focus di massa ci da senz’altro una mano in queste giornate.

In fondo morti e santi del passato ci ricordano, a prescindere dalla religione o dal modo in cui viviamo la spiritualità, che esiste un mondo al di là. Chi ha lasciato il suo corpo per proseguire il suo viaggio può farci sentire, anche solo con una sensazione, con un ricordo, con un emozione per non dire con un messaggio se siamo in grado di contattarli, che le dimensioni oltre la vita fisica sono infinitamente vaste e paradossalmente più vitali di questa vita in carne ed ossa.

Sto parlando anche solo dell’intento di entrare in contatto con loro. Ci sarà comunque uno scambio, una comunicazione su un certo livello della coscienza, anche se inconscio, se mettiamo l’intento per sentirli; e se il nostro intento è sincero, a livello del cuore qualcosa sentiremo senza dubbio.

I santi, che siano in vita o disincarnati, hanno l’energia del maestro che alberga in ognuno di noi. Sono coloro che raggiunsero uno stadio avanzato del processo di ascensione in un tempo che fu. Non mi riferisco solo ai santi cristiani, ma anche agli yogi, sciamani, saggi e maghi del passato, pure quelli rimasti sconosciuti, vissuti magari in una foresta o nelle fredde stanze di qualche monastero, o semplicemente ascesi nel corso di in una qualsiasi vita apparentemente “normale”. Tutti quei maestri che fecero prima di noi un salto che, prima o poi, tutti noi comunque faremo. In questa vita nella nuova era abbiamo senz’altro la possibilità di portarci avanti col lavoro.

Sono esseri umani che ci ricordano, col loro esempio, con le cronache della loro vita, con gli scritti da loro lasciati, o anche solo con il semplice fatto di esserci stati e di aver raggiunto l’illuminazione in una vita fisica, che tutto questo “è possibile”. E’ stato possibile per loro, esseri umani come noi, e quindi è possibile per tutti noi. Per tutti noi è possibile ricercare e raggiungere quel livello di saggezza, quello stadio evolutivo, quella trascendenza. Ci ricordano che la realtà che viviamo è solo una porzione dell’immensa realtà della coscienza. Ce lo ricordano con quello che fu il loro esempio.

Credo che la vicinanza dei morti e dei santi in questi giorni sia possibile e reale se tentiamo di avvicinarci alla loro dimensione in modo consapevole. Hanno tanto da trasmetterci. Possono essere dei maestri per noi. A me sembrano giornate cariche di spiritualità, una finestra di comunicazione con entità che, se ci mettiamo in ascolto, possono trasmetterci la saggezza, la serenità e la pace che, forse, solo chi ha trasceso la vita fisica, o chi ha raggiunto in una vita fisica le più alte vette dell’illuminazione, può davvero sperimentare.

 

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