Prendersi la responsabilità della matrix divina

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Una riflessione sulla responsabilità in primis verso noi stessi. Ciò che accade dentro di noi, lo proiettiamo all’esterno. I nostri pensieri, le nostre emozioni, i nostri desideri profondi e la nostra intenzione, creano la nostra realtà, manifestano il nostro ambiente, le situazioni, le circostanze (fortunate o sfortunate) della nostra esistenza. Questo implica che ci prendiamo appieno la responsabilità di ciò che ci accade. Questo passaggio in particolare credo sia un punto dolente per molti. Infatti l’idea di prendere consapevolezza delle nostre capacità di “creatori” della realtà, sembra allettante per chiunque; un po’ meno lo è quando la nostra creazione è da noi giudicata “sgradevole”. Naturalmente stiamo parlando di meccanismi complessi. I blocchi subconsci rientrano nell’equazione complessa della creazione della realtà, sono come gli argini artificiali di un fiume che scorre: l’acqua, il fluido creativo che scorre intorno a noi, la matrix divina, o in qualsiasi modo vogliamo chiamare l’energia creativa, ha il potenziale di arrivare ovunque, potenzialmente nulla è impossibile, come sentiamo ripetere a gran voce (e a buona ragione) dai più svariati (molti dei quali autorevolissimi) profeti della new age. Il problema è che se un argine è ben costruito (da noi stessi, con i blocchetti di cemento chiamati condizionamenti), la direzione della corrente è sempre la stessa, finchè l’argine non crolla. Diciamo che con le nuove frequenze in cui ci troviamo, gli argini di tutti sembrano avere una storia già scritta, destinati ad essere travolti dal fiume in piena della nuova energia. Certo un fiume in piena sembra abbastanza “travolgente” e sconvolgente, e riflettendo su questo possiamo considerare quanto sia utile iniziare a lavorare su noi stessi, per demolire più dolcemente gli argini, i blocchi subconsci della nostra psiche in modo da rendere più armonioso il passaggio.

Credo che iniziare a prendere consapevolezza della nostra responsabilità in questo, sia molto importante. In ogni aspetto della nostra vita. La responsabilità di “sbloccare” noi stessi, e la responsabilità di ciò che accade fuori di noi proprio per “sbloccarci” e per condurci sul cammino di apprendimento ed evoluzione più utile per noi. Assumerci la responsabilità è un impegno che sarebbe utile, a mio avviso, prenderci quotidianamente con noi stessi, se stiamo esplorando in modo consapevole i meccanismi creativi di manifestazione della nostra realtà. Come dicevo, spesso ciò è affascinante, a livello conscio, per via di coincidenze e “creazioni” che riteniamo positive. Ma anche ciò che apparentemente ci ostacola, anche ciò che non ci piace, è un modo per la nostra anima di imparare il meccanismo razionalmente non rappresentabile. Alcuni aspetti del meccanismo sono ben razionalizzabili, ma credo che nel suo complesso la mente non possa comprendere di che si tratta, su cosa stiamo realmente lavorando. Prenderci la responsabilità della nostra vita significa iniziare a comprendere come manifestiamo la creazione che sta dentro di noi. Con la responsabilità di ciò, la fortuna e la sfortuna (mi dispiace per i loro ammiratori ed estimatori), devono essere riposte nello sgabuzzino dei vecchi arnesi divenuti ormai obsoleti. Sono sempre stati inadatti, ma forse in passato, nella vecchia energia più densa erano ancora utili; forse essendo connesse a qualcosa di esterno, a qualcosa per cui ci si poteva appellare e affidare a forze divine o provvidenze “esteriori”. Un meccanismo creativo insito in ciascun umano c’era, ma la densità di questi meccanismi, immagino, era tale che un pensiero diretto a entità divine giudicate molto “lontane” meglio passava in questi meccanismi densi. La questione come al solito è complessa, ma il concetto di densità forse aiuta. Ora che l’energia creativa a nostra disposizione è sempre meno densa, ora che i codici divini della matrix sono a disposizione di tutti quelli che vogliano prenderne consapevolezza, ora che siamo in un’era di manifestazione della realtà sempre più istantanea, credo che sia davvero utile mandare a nanna la sfortuna ogni volta che il suo fantasma bussa sogghignante alla porta della nostra mente.

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Sennò è come se fossimo una persona non vedente che si aggira in una stanza buia e prende sempre in pieno porte, sedie, armadi e pareti, provocandosi lividi e contusioni, e restando convinto che ci sia qualcuno o qualcosa nell’oscurità che lo colpisce ripetutamente e senza pietà. Meglio iniziare a prendere atto che nessuno ci sta colpendo, siamo noi che ci muoviamo ma non vediamo dove andiamo, e quindi ci è richiesto sviluppare degli altri sensi, al di là della vista che al momento ci è preclusa. Andando piano piano li svilupperemo, sicuramente prenderemo ancora più di una botta, ma nel frattempo pensare che ci sia qualcuno che ci ostacola nel buio è la cosa più controproducente del mondo! Sennò, seriamente, si rischia di impazzire. A tal proposito direi che nel mondo le statistiche parlano di un esponenziale aumento di alcuni disturbi mentali, non tanto per la vita stressante, perdita di valori, solitudine portata dallo stile di vita, la sterilità dei rapporti, quanto perché c’è una nuova variabile in gioco di cui la scienza, la psicologia e la psichiatria non tenevano conto prima: e cioè incomprensibili circostanze ripetutamente sfortunate per le persone immerse proprio in uno stile di vita “non adatto a loro”. Questa è una variabile in gioco; cioè sicuramente vivere una vita omologata e meccanica in sé porta dei disturbi e un disequilibrio della personalità. Ma di fatto, questo porta anche il meccanismo di creazione della realtà a funzionare nella direzione di una nuova creazione, più adatta all’essere umano, ed ecco che sono attirate nella propria vita circostanze “distruttive” di quella realtà (considerate sfortuna) che a qualsiasi costo, a costo della malattia mentale, cambino delle tendenze di vita inutili per il proprio percorso.

Se ci prendiamo la responsabilità, la questione cambia. Richiede un’osservazione quotidiana di noi stessi e delle circostanze intorno a noi. In effetti se riusciamo a stare coerenti con il nostro senso di responsabilità verso la creazione della nostra realtà per un suo, diremmo per semplicità, intero ciclo, allora forse iniziamo a dipanare il bandolo della matassa. Appelliamoci alla nostra responsabilità senza lamentarci della ipotetica sfortuna. So che non è una passeggiata riuscirci nei momenti difficili; ma farlo porta consapevolezza. E ci fa rendere conto del meccanismo. Ci aiuta a decriptare i codici energetici della matrix. Nel frattempo possiamo meditare, fare yoga o altre terapie per restare centrati più possibile in noi stessi ed in equilibrio. Si impara a gestire il meccanismo anche nelle circostanze ritenute sfortunate. E quando il nostro creatore interiore ha smantellato la maggior parte di ciò che non ci serve più nella nostra vita, a volte con dolori e drammi, di cui in realtà possiamo fare ormai benissimo a meno, a quel punto la manifestazione di desideri evolutivi che riconosciamo come “positivi” sarà sempre più palpabile, senza aspettarsi di diventare dei maghi che trasformano il ferro in oro; semplicemente ammirando la perfezione del meccanismo creativo, da dentro di noi, a fuori di noi.

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