Una mia vita precedente e “L’uomo che fissa le capre”

Nel weekend mi è capitato di vedere un film di alcuni anni fa in tv, si chiama “l’uomo che fissa le capre”. Lo avevo già visto non molto attentamente anni fa, e mi era sembrato solo una commedia divertente anche se a tratti poco comprensibile. Rivedendolo, evidentemente con maggiore consapevolezza, sono stato quasi “fulminato” dall’intensità del messaggio spirituale che si cela dietro questa buffa e apparentemente a tratti insensata commedia.

Non volendo fare una recensione rimando ai lettori la visione del film. Mi sono ovviamente rallegrato che nel settore cinematografico, ma già ne avevo avuto conferma più volte, sempre più registi si stiano mobilitando per affrontare argomenti riguardanti l’evoluzione della coscienza.

Prendo questo spunto in realtà per parlare di come a volte solo una canzone possa risvegliare memorie sopite, emozioni, intuizioni di tempi remoti e imperscrutabili.

Sarà stato il clima di armonia che si creava tra i personaggi che percorrevano di fatto il loro sentiero spirituale insieme, il riferimento a una spiritualità condivisa e vissuta insieme in modo armonioso e amorevole tipica degli anni 70′, e in particolare un vecchio successo musicale inserito come parte della colonna sonora del film… bhe, qualcosa è scattato dentro di me. La mattina dopo aver visto il film, mi sono svegliato e non riuscivo a trattenere lacrime di gratitudine per gli attori del film, per aver davvero trasmesso l’energia di ciò che stavano interpretando. E avevo in testa quella canzone.

Qualcosa si muove dentro di me e potevo solo supporre, o intuire, di cosa si trattasse.

La sera successiva in tv davano un altro film, in cui si parlava di un ragazzo che in seguito ad un tumore al cervello, aveva perso parte della memoria. E indovinate su cosa era incentrato questo film? Sul fatto che proprio la musica degli anni 70′, di quando era adolescente, gli riportava alla memoria fatti della sua vita!

Questa seconda “coincidenza” mi ha convinto a scrivere oggi questo articolo, per raccontare cosa, a mio avviso, sta succedendo dentro di me.

Credo che sia riemersa la consapevolezza di una mia vita precedente in modo spontaneo.

Ho la sensazione che sia qualcosa che ora sono pronto per elaborare, anche solo “restando in queste sensazioni”. Forse per altre vie non consce stavo già venendo a patti con quella vita, fatto sta che alcuni tasselli tornano nella mia mente e nel mio sentire. Forse sono pronto a lasciar andare alcuni temi di vita, forse alcuni blocchi sono pronti per essere sciolti.

 

Nel corso della mia vita, tramite lavori interiori, meditazioni, ipnosi, o anche spontaneamente o con intuizioni o nei sogni, ho potuto rivivere parti di alcune vite precedenti da me vissute. A volte sono state solo delle intuizioni, delle sensazioni, immagini slegate tra loro o solo la forte consapevolezza di aver vissuto in un certo luogo, interpretando un certo particolare ruolo.

Ogni volta queste consapevolezze, come accade a molti, non vengono casualmente. C’è sempre un perchè se emergono in un certo momento della propria vita, vogliono segnalare qualcosa, o magari emergono perchè abbiamo fatto un particolare giro di boa. Insomma, potrebbe essere che mi segnalano qualcosa da rivedere, oppure qualcosa che è stato integrato in me ed è solo pronto per essere lasciato alle spalle, oppure le due cose intrecciate insieme.

Fatto sta che ho avuto la sensazione di aver vissuto in quegli anni, negli anni 70′, la mia più recente vita precedente.

Molte parti della mia vita attuale si legano a quegli anni. Lo yoga ad esempio, in quegli anni fu molto praticato nell’ambiente hippie, e c’era questo grande fermento di ricerca spirituale. La ricerca di altri stati di coscienza avveniva spesso in gruppo, c’era questa energia di coesione, di ricerca “insieme ad altri”. Spesso anche con le droghe, in quel periodo.

E devo dire che in questi ultimi anni, una delle cose che maggiormente mi ha coinvolto quando è avvenuta e mi è mancata quando non c’era, è stata proprio questa ricerca di gruppo, il condividere con altri i discorsi, la ricerca, il percorso.

A periodi è capitato anche in questa vita. Durante corsi di yoga, ad esempio. Quando feci il corso, e anche qualche anno fa quando partecipai ad alcuni moduli per ripasso, ho sentito forte questa cosa. Forse solo chi lo ha vissuto nel corso di un sentiero di ricerca spirituale può comprendere quella energia e quel collegamento con il prossimo che si crea, in questi casi. Del resto è la condivisione della ricerca del divino dentro di noi: è un legame molto forte.

Oltre ai corsi di yoga, anche in altri seminari ad esempio quelli di sciamanesimo, ma anche semplicemente tra gruppi di amici, ho sentito questo. A periodi. In certi periodi, invece, mi sono ritrovato a sentire che stavo percorrendo il sentiero da solo. E mi è sempre mancata quella ricerca condivisa.

Nel film di cui ho parlato all’inizio, alla fine due dei personaggi tra i più spirituali del film, se ne vanno, e lasciano uno dei protagonisti da solo. E il film termina con lui che alla fine ha capito il punto, l’insegnamento di tutta quella faccenda: ricercare anche da solo il proprio divino interiore.

Ecco credo che la tematica della ricerca del divino in gruppo, insieme ad altri, sia qualcosa di legato a quella mia vita precedente negli anni 70′, e che probabilmente sono pronto a vedere, forse ad andare oltre. Forse qualcosa di irrisolto in quella vita mi ha fatto così tanto soffrire in questa l’assenza della condivisione di un sentiero spirituale. Ripeto, a tratti è sempre apparsa questa cosa: ripenso anche a quando frequentavo i seminari dei frati francescani (scrissi di quello in uno dei primi articoli del blog). Ma quando poi perdevo quel gruppo di persone, ci si disperdeva, ognuno proseguiva a suo modo il suo percorso, ne ho sempre sofferto molto.

Se in quella vita degli anni 70′ fossi stato uno dei tanti giovani che perseguivano una ricerca, anche con lo yoga, ascoltando quelle canzoni del rock, vivendo in delle comunità e magari cascando nel tunnel della droga? Forse proprio il contributo auto distruttivo delle droghe ha disperso le persone che con me condividevano quella ricerca. Quelle droghe che ti danno un input, che è vero possono aprire una finestra su stati alternativi di coscienza come nel caso dell’ LSD. Ma quelle stesse droghe che se poi usate in modo incontrollato, possono portare dal paradiso all’inferno, dalla luce all’oscurità più profonda. Solo facendo da catalizzatori di un lato oscuro che comunque c’è, sia chiaro, e che avremmo comunque “incontrato” per venirne a patti, con altre vie. Vero è che però a volte ci si infila in tunnel da cui risulta molto difficile uscire. Del resto siamo fatti anche di chimica.

Avrei tante ipotesi da fare su quella vita. Forse ero un musicista e cantante di qualche gruppo, e questo potrebbe essere legato al mio rapporto conflittuale con il canto e con la musica. Forse, come accadde a molti, non ho retto a quel vuoto oscuro che avvolse tanti sul sentiero della ricerca, forse caddi in depressione come mi è capitato in questa vita, però in quella magari non riuscii ad affrontare e superare la sfida del grande vuoto interiore. Credo di essere morto giovane, magari siucida o per overdose o entrambe le cose. Ho avuto come la sensazione che al mio funerale ci fossero tanti amici, tanti altri giovani, e che suonassero le mie canzoni preferite. Forse la mia morte stessa, in quella vita, è stato il motivo contingente di separazione da quella ricerca collettiva di spiritualità.

La mia riflessione finale è che in quel periodo, così come sicuramente in altre vite in tempi ben più antichi, probabilmente c’era un energia molto diversa, più densa. Quindi allora davvero era necessaria questa ricerca spirituale di gruppo, come se fosse essenziale intrecciare le energie, essere sempre sostenuti l’un l’altro, con lo svantaggio però che se poi cadono gli altri e noi ne siamo ormai “dipendenti” anche energeticamente, psichicamente e spiritualmente, cadiamo pure noi.

Ora le energie sono molto diverse. Molti dicono che chi si sente su un sentiero spirituale, i cosiddetti operatori di luce, vorrebbe sempre condividere con “altri come loro” le proprie scoperte, intuizioni, percorsi. Ma da questo, evidentemente, nei tempi attuali, c’è poca crescita. La vera crescita forse sta nello stare immersi in un ambiente in cui portare la luce, più che dove la luce c’è già. Oltre un certo punto evidentemente, abbiamo ricevuto ciò che ci serviva da vite e vite di condivisione del percorso spirituale, penso ora agli stessi monaci e a come per loro la comunità fosse importante. Tutt’oggi è ancora un po’ così nello yoga o in altri antichi sentieri spirituali.

Credo solo che ad un certo punto siamo pronti per proseguire da soli.

Non saremo soli, incontreremo sempre altri sul cammino che riconosceremo in particolare risonanza con noi. Ma a quanto dicono al momento attuale, molti si trovano a fare il percorso un po’ isolati, e questo ha un senso: pare che serva “ancorare” la luce.

Del resto possiamo avere pazienza. Credo sia normale che manchi quella grande condivisone del percorso. Se la direzione verso cui è diretta l’umanità è quella che tutti sostengono, cioè una civiltà spiritualmente sempre più evoluta, allora se pazientiamo alcune vite potremo ancora condividere appieno il percorso con tanti altri, stavolta con nuove sfide e senza “co-dipendenza”.

Insomma saremo di nuovo insieme, per poi probabilmente ancora perdersi e ritrovarsi, ogni volta in modo rinnovato, ogni volta con una crescita rispetto al passato.

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