Metodi di co-creazione avanzati

Questo blog è anche un po’ autobiografico, almeno ogni tanto, quindi non posso che condividere con gli amici/lettori/co-creatori del blog una mia recente scelta di vita che per un po’ di tempo mi vedrà anche lontano dalla Sardegna. Prendo poi spunto da queste mie novità per parlare anche di un tema che mi pare correlato. Da settembre mi troverò in una scuola vicino a Venezia per sei mesi, a fare un corso intensivo di una materia che mi ha sempre molto affascinato e che nell’ultimo anno ho approfondito ed è diventata una mia passione: la computer grafica. Mi troverò in un contesto con molte persone, quasi da “college americano”, che per otto ore al giorno si troveranno a tornare sui “banchi di scuola” (nel nostro caso al computer) a studiare e a sperimentare, e a interagire anche per collaborare in gruppo, probabilmente accomunati anche dalla lontananza da casa.

Superati una serie di conflitti interiori relativi a questo mio trasferimento, prevalentemente legati alla mia volontà di tornare a Cagliari nel weekend il più possibile (di qui la decisione di tenere la casa dove attualmente vivo in affitto, e l’acquisto di uno scooter usato da utilizzare qui nel weekend), e quindi più profondamente legati anche alla ricerca di chiarezza (e in questo caso, di un compromesso) su ciò che intimamente al momento sento come “casa” (la mia compagna, la casa dove vivo, le persone che mi sono vicine, la tranquillità di Cagliari), ho iniziato a riflettere sulle dinamiche di gruppo in cui mi troverò diciamo quasi “catapultato”: una bella differenza rispetto alle mie giornate ben più tranquille e solitarie degli ultimi anni.

Ultimamente, quindi, mi trovo spesso a riflettere sulle dinamiche nelle relazioni umane relativamente ai gruppi di persone che, per un motivo o per un altro, si trovano ad interagire tra loro, e la conseguente creazione della realtà che ne deriva. Dal punto di vista dell’anima, potremmo parlare di “metodi di co-creazione avanzati”? Sicuramente lo step successivo (quindi simultaneo da un punto di vista del tempo circolare) alla propria realizzazione di umano divino, è la co-creazione della realtà con altri umani, siano essi realizzati o meno. Ne parlano tanti maestri ascesi, come Kryon quando parla della nuova umanità.

Mi viene subito in mente un esempio: la riunione di condominio. Perchè in queste riunioni, nella maggior parte dei casi, ci si trova a percepire un’energia bassa, sorgono liti, incomprensioni, e diremmo che in generale, è una situazione sociale nella quale ben pochi hanno davvero voglia di trovarsi?

Il fatto è, credo, che nei gruppi di persone che si trovano per qualsiasi motivo a collaborare, interagire, relazionarsi, al di là di una relazione di amicizia, l’intento che accomuna sia una componente fondamentale delle dinamiche energetiche, psicologiche, sociali, che il gruppo stesso mette in movimento. Un gruppo di persone accomunato da un intento comune profondo, probabilmente raggiungerà un diverso e più appropriato livello di armonia, intesa, energia diremmo “leggera”. Non sto dicendo che in un gruppo di persone che è accomunato che so, dalla ricerca dell’illuminazione, ecco in un gruppo di ricercatori spirituali, non ci siano liti o diverbi, antipatie personali, persone poco in risonanza tra loro. Se così fosse, ai vari corsi per insegnanti di yoga, o ai seminari residenziali di una settimana, o in un monastero tibetano, sarebbe tutto un idillio sociale quasi surreale. Dico solo che tanto più è profondo e coincidente tra i membri del gruppo l’obiettivo, l’intento, la ricerca, per i quali il gruppo stesso si trova ad interagire, e maggiormente le cose in generale “funzioneranno”, andranno liscie, ci sarà una buona energia, e in generale la co-creazione della realtà porterà risultati positivi, abbondanza, crescita. Nell’esempio precedente, il puro ed esplicito intento di trovare una connessione con la propria anima tramite un percorso spirituale o energetico, senza dubbio può creare un legame e un’armonia molto profondi tra le persone.

Un altro esempio è relativo al volontariato: per quella che è stata la mia esperienza, è più facile che, accomunate dal puro intento di aiutare il prossimo, le persone in gruppo sviluppino un ambiente energeticamente più armonioso.

I problemi ovviamente ci saranno comunque, le sfide relazionali però potranno probabilmente essere superate con maggiore armonia.

La differenza sta, a mio avviso, sulla variabile che il cuore di tutti, o di molti, sia sintonizzato o meno sullo stesso intento autentico.

Ecco forse questo è uno dei motivi per cui le riunioni di condominio non funzionano bene: quale intento è sotteso al gruppo? Ognuno ha il suo. Chi vuole risparmiare, chi vuole spendere, chi vuole solo sfogarsi. E di fondo, comunque non c’è una motivazione profonda, intima e personale nel prendere parte a quel dato gruppo, ma solo il flebile legame energetico e psichico dato dal possedere un appartamento nel medesimo edificio.

Un altro esempio è il luogo di lavoro. Si sa che in un contesto lavorativo le cose funzionano quando le persone sono motivate da un fuoco che viene da dentro il cuore, cioè fare ciò che piace, e in aggiunta magari anche quando vedono i risultati dei propri sforzi avverati e ben ripagati (sia economicamente sia dal punto di vista, ad esempio, della “gratitudine” e della valorizzazione delle proprie qualità da parte del datore di lavoro/capo). Un contesto lavorativo può anche essere esattamente come una riunione di condominio, se non peggio, per ovvi motivi. Persone accomunate solo dall’intento di “guadagnare sempre più soldi”, o nel caso di lavoratori sfruttati, dall’intento di “sopravvivere”. Sorvoliamo su realtà lavorative in cui una componente di fondo del lavoro è una sorta di “imbroglio o raggiro”, come in molti call center di cui si sente parlare oggi giorno, ad esempio.

Ovviamente anche in un seminario residenziale sulla riattivazione del proprio DNA, o sui registri akashici, ci si può trovare in un ambiente “simil riunione di condominio”. Se gli intenti non sono autentici, ci sarà chi va li per cercare solo compagnia, chi perchè ossessionato dalla ricerca di un nuovo amore, chi per trovare una relazione sessuale, chi va realmente motivato a scoprire se stesso, chi solo per accrescere il proprio ego spirituale. Può succedere, a chi fa questo tipo di percorsi sarà senz’altro capitato almeno una volta.

Nel mio caso, di cui parlavo all’inizio dell’articolo, mi troverò in un ambiente sociale molto eterogeneo ed energeticamente movimentato, senza dubbio. Riflettevo che potrebbe crearsi proprio quella armonia di intento, data in questo caso dalla comune ricerca della propria passione. Questo almeno in alcuni dei sottogruppi di persone che si troveranno ad interagire, poi magari in varie situazioni anche li ci saranno persone mosse dal guadagno, o da altre ragioni proprie che con la passione poco hanno a che vedere, ma credo sarà una buona occasione per me per “prendere appunti dal punto di vista energetico” sulle dinamiche relazionali e sopratutto su come io gestisco la mia energia a riguardo. Al di là dei diversi punti di vista su questioni intime e spirituali, forse lo studio di qualcosa che appassiona molto, potrebbe essere un buon collante energetico per persone anche molto diverse tra loro per altri aspetti. Un buon carburante di co-creazione della realtà. In un caso del genere, almeno tra quelli davvero appassionanti della materia, il punto di incontro comune poggia su una base molto profonda: una passione che viene dal cuore. Su un livello più profondo, su un piano animico, quindi, si è accomunati anche dalla ricerca e dalla volontà di approfondire lo studio più importante: quello su di sè.

 

Magari molti non troveranno li quello che cercano, ma l’intento comune nel mettersi o ri mettersi in gioco, il tema sotteso che l’anima sta affrontando, è la ricerca di sé, del proprio posto nel mondo e quindi del percorso della propria anima su questa terra. Anche nei casi in cui la mente conscia questo non lo sa. Anche nei casi (breve digressione) in cui la ricerca richiedesse di proseguire altrove, eventualità che ovviamente passa per la testa di chiunque faccia la scelta di aprirsi ad un mondo nuovo: sarà davvero una strada appropriata per il mio percorso? Del resto, ogni strada “sbagliata” è un piccolo passo verso quella buona, o come dice Saint Germain, “da ora in poi, nella nuova energia, tutto della tua vita ha a che fare con la tua illuminazione”. Sento che questa frase vale molto per me, qui e ora. Sia che questa sia una strada che porterà a qualcosa di concreto, e in tal caso i percorsi precedenti non saranno certo tempo perso, ma mi avranno arricchito, e portato comunque a una mia passione e alla sua successiva dimensione lavorativa appropriata. Sia che resti solo un’esperienza e un cartello con su scritto “fine del sentiero, punto panoramico” (fine digressione).

Un altro apprendimento nel tema delle relazioni, quando si ha a che fare con molte persone, a mio avviso è anche l’equilibrio del proprio bilancio energetico. Mi spiego meglio. Quando ci si trova a relazionarsi, collaborare, aiutare e chiedere aiuto in mezzo a un gruppo con un comune intento, ci si trova presto anche di fronte a chi proverà a rubarti l’energia, più o meno inconsciamente. Questa a mio avviso è un ottima occasione per trovare il proprio centro, la propria dimensione relazionale che si trova tra il “non farsi risucchiare energia” da persone, situazioni, dinamiche tra persone, dinamiche tra un gruppo e un altro di persone, e il “non chiudersi a riccio” per paura di essere risucchiato da certe dinamiche. Una via di mezzo tra l’aiutare l’altro e il non farsi prendere i propri spazi di libertà. Una via di mezzo tra l’essere aperto, disponibile, tendere una mano al prossimo, ma allo stesso tempo restare nella propria bolla di energia e di ricarica, mettendo con cordialità quei limiti che l’altro, volente o nolente, non potrà fare a meno di rispettare. Aprire il cuore con consapevolezza e auto-tutela. Certamente, al contempo c’è anche da imparare moltissimo sulle proprie personali dinamiche di furto di energia: mi capita in situazioni magari di forte stress, di rubare anche io l’energia dell’altro? Magari arrabbiandomi? O non essendo grato alla disponibilità dell’altro senza rendermene conto? E che dire sul tema del mantenere comunque la propria umiltà in un eventuale successo? Sono sicuro che anche in questo, “l’altro”, o gli altri se si collabora con più persone, siano un efficace specchio per vedere chi realmente si è.

 

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