Lo Yoga come strumento del cambiamento

Quando si inizia a seguire un sentiero di auto miglioramento e crescita interiore, diciamo anche di cambiamento interiore, come è lo Yoga, si rischia di travisare un tantino le cose. A volte pensiamo che per evolverci basta praticare Yoga, così come altre discipline olistiche, o percorsi di crescita interiore: ci illudiamo che “le tecniche” che vengono proposte, facciano il lavoro per noi. In realtà il cambiamento lo dobbiamo fare sempre e comunque da soli. Nel senso che serve in fin dei conti “un puro intento” per cambiare, un intento di migliorare, l’intento di scoprire realmente chi siamo. Credo sia questo il motivo per cui mentre alcuni praticano Yoga e ce la fanno, vanno oltre il cambiamento, si trasformano, magari comprendono finalmente quella piccola parte di sè stessi che da sempre li ostacola, li sabota, e semplicemente poi vanno avanti più sereni e gioiosi, proseguendo l’infinito cammino di evoluzione, altri invece, che magari si sono impegnati in anni di disciplina e intense pratiche quotidiane, anche con grandissima serietà e costanza, sembrano come bloccati. E possono restare bloccati, a mio avviso, nei meandri del loro stesso ego, anche per una vita intera. Non c’è problema in questo, proseguiranno la propria evoluzione alla vita successiva o in altre realtà: del resto una lunga lezione sempre sullo stesso argomento, a volte è il modo migliore per imparare qualcosa di importante, per raggiungere la maestria di un certo tema. Quindi per loro lo Yoga non sta funzionando? Al contrario! Quando vediamo persone che praticano Yoga da una vita con immensa dedizione, ma poi ricadono sempre sugli stessi schemi dettati dall’ego, bhe la pratica per loro sta funzionando altrettanto bene che con altri il cui cambiamento appare palpabile, concreto. Più praticano, alcune persone, e più sembrano amplificare i propri difetti, rigirarsi sempre negli stessi atteggiamenti, bhe semplicemente la pratica (e la vita stessa), li sta mettendo di fronte a una gigantografia di sè stessi. Pratichi una disciplina che ti fa comprendere chi sei? Bene! Ecco qui amico mio, tu sei anche questo, sei anche il tuo lato oscuro, osservalo, facci amicizia caro, solo così potrai integrarlo in tutto il tuo essere e arrivare a trascendere i comportamenti dettati da quelle parti di te stesso e della tua personalità!

Non ce ne facciamo niente di un lato oscuro nascosto e pronto a venir fuori al momento giusto, prendere il comando di noi stessi nei momenti cruciali, sabotarci, e poi vederlo di nuovo scomparire dietro le tante maschere che ci costruiamo, vero? Non è meglio venirci a patti, osservarlo per un pò pure se è sgradevole, capire che siamo anche quello, per poi integrarlo e passare oltre i soliti schemi? Lo Yoga muove l’energia. E l’energia fa emergere la vera essenza. Possiamo essere angeli ma allo stesso tempo avere i nostri demoni, possiamo essere tutto allo stesso tempo e allo stesso tempo Uno. Io direi ben vengano anche le follie dettate da decenni di pratica che hanno fatto emergere un lato subdolo, un lato crudele e manipolatore presente anche in alcuni che sono definiti grandi maestri dello Yoga o di altre discipline. Le anime fanno un percorso di migliaia di vite e infinite esistenze in miliardi di dimensioni della realtà, come possiamo quindi pensare che due esseri umani il cui percorso animico potrebbe essere completamente diverso, praticando Yoga arrivino allo stesso punto della propria evoluzione nello stesso tempo? Ognuno fa il proprio percorso in modo creativo ed assolutamente personale. Tutti abbiamo vissuto vite da assassini e da santi, da vittime e carnefici.

In fondo cosa fa lo Yoga? A me piace sempre pensarlo come un facilitatore e un catalizzatore di crescita interiore, sotto tutti i punti di vista: mentale, emotivo, spirituale.

Quindi iniziando a praticare, potremmo essere messi davanti a un enorme specchio emotivo, mentale, spirituale che rappresenta semplicemente noi stessi all’attuale punto della nostra evoluzione, o meglio, nell’Adesso del nostro “cerchio” evolutivo. E questo non vorrà dire non rifare i soliti vecchi errori, ricadere nei soliti vecchi schemi. Li rifaremo. E se non comprendiamo il punto, li rifaremo ancora di più, e ben venga. Chi può giudicare i passaggi che servono a un essere umano per comprendere le sue lezioni cardine in questa vita? Credo sia importante però non aspettarsi il miracolo. Ecco, questo no. Non ci è utile pensare che fare un’asana per dieci anni, o recitare un mantra per tutta la vita, ci possa “liberare” automaticamente, o che una tecnica possa cambiarci da un momento all’altro. Ci può dare un grande e prezioso contributo, certo. Ma c’è sempre il passaggio in cui vediamo chi siamo, vediamo come si muove l’energia di certi schemi ricorrenti, come si muove la psiche. Vediamo anche il nostro lato oscuro (e questo non è mai una passeggiata), e decidiamo di trasformarci, oppure di nascondere la testa sotto la sabbia. C’è un momento, c’è un punto comune a tutti coloro che fanno Yoga, percorsi di crescita, terapie, o semplice auto osservazioe costante: il punto in cui vediamo che Io sono ciò che io sono. Da quel momento, da quel punto che può essere di luce luminosa e allo stesso tempo il baratro più buio e oscuro, c’è l’evoluzione verso Chi Siamo Veramente.

E in quel punto li non c’è tecnica che tenga, nessun pranayama ci può aiutare se non decidiamo di accettare noi stessi per come siamo, in primis, e di evolverci in seguito, per il nostro massimo bene ed espansione. E meno male che è così! Altrimenti non saremmo alla ricerca del nostro potere interiore, ma staremmo, come spesso accade, delegando a qualcos’altro all’esterno di noi, la nostra responsabilità. Allo Yoga, a un Maestro, a una tecnica. Rischiamo di ricercare, in tal caso, solo un idolo da adorare. Tanto vale che a quel punto usiamo una bella statua d’oro massiccio come facevano alcuni popoli antichi, almeno quando saremo rinsaviti potremo rivenderla e farci qualche soldo per pagare nuovi percorsi, nuovi corsi di formazione e nuove terapie per ripartire col nostro “vero” percorso di comprensione interiore!

Il potere è nostro, la responsabilità è solo nostra: possiamo però rallegrarci di avere tecniche come lo Yoga, che ci danno una grande mano d’aiuto a vedere chi siamo.

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