L’importanza della meditazione di 40 giorni nel kundalini yoga

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Iniziando a praticare yoga kundalini può darsi che fin dalla prima lezione sentiamo un certo effetto benefico dato da queste tecniche. Essendo una pratica che coinvolge tutto il fisico, è possibile che già con la prima lezione di gruppo si vadano a ripulire i nostri canali energetici e questo ci porta quella familiare sensazione di benessere, vitalità ed energia. C’è inoltre da dire che nelle lezioni di gruppo l’energia dei singoli “coopera” con il resto del gruppo, c’è una sorta di equilibrio dell’energia, il gruppo sostiene, ed è come se ciò che ad uno manca, lo possa compensare, senza nulla togliere a nessuno, tramite l’energia del gruppo.

Una cosa molto importante e direi determinante per il nostro benessere e più profondamente per fare “il vero cambiamento”, è però iniziare a praticare anche da soli una meditazione ogni giorno. Anche una kriya andrebbe bene, se avessimo più tempo da dedicare. Ma già una meditazione va benissimo, queste meditazioni di yoga kundalini sono molto potenti e se praticate ogni giorno ci danno effetti sorprendenti. Negli insegnamenti dello yoga kundalini si consiglia di praticare la tecnica da noi selezionata, quella più adatta a noi in un determinato momento della vita, per almeno 40 giorni. In questo lasso di tempo la tecnica inizia a radicare i suoi effetti profondamente dentro di noi. Possiamo poi proseguirla fino a 90 giorni, o fino a 1000 giorni per diventare dei maestri in quella tecnica particolare, e assimilare pienamente ogni suo beneficio. Al di là della scelta fatta, la questione in ballo è che se decidiamo di ritagliarci quotidianamente un nostro spazio sacro di meditazione, con costanza, attiviamo veramente un cambiamento e una connessione profonda con la nostra parte più autentica. Possiamo anche cambiare tecnica ogni 40 giorni. Può darsi che dopo alcuni anni decideremo di utilizzare anche altre tecniche meditative, al di là dello yoga, o può darsi che già lo facciamo. La cosa importante, è che veramente ci iniziamo a ritagliare uno spazio sacro interiore, un lasso di tempo anche breve ogni giorno, per riuscire a collegarci con il nostro mondo interiore. Se però abbiamo iniziato un percorso con lo yoga kundalini, se ci troviamo bene con le lezioni di gruppo, se ne traiamo beneficio, bè allora forse è il momento di dare piena fiducia a queste tecniche e a questa scuola di meditazione in particolare, per constatare quanto funziona poi nel quotidiano, laddove possiamo lavorare esattamente su ciò che ci serve, a tu per tu con noi stessi, seduti ogni giorno sul nostro tappetino in una stanza tranquilla. Il tempo che solitamente è consigliato è di 11 minuti di meditazione (per iniziare anche 7 minuti, o per chi ha maggiori difficoltà anche 3 minuti), 11 minuti in cui sederci ad “affrontare noi stessi”.

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Lo Yoga è una disciplina che mi sento di definire molto “onesta”, cioè più pratichiamo, e più si vedono i risultati. Essendo uno strumento di crescita interiore, una tecnologia di evoluzione di corpo mente e spirito, possiamo dire che come in tutte le cose, più lo utilizziamo, più diventiamo bravi e facciamo progressi. Questo naturalmente entro una certa soglia. A lungo termine questo discorso è profondamente valido. Ed è vero che la costanza è la nostra migliore alleata. D’altro canto però, stiamo parlando di un percorso di crescita interiore. Questo significa che non si può avere fretta, bisogna rispettare i propri tempi. Inutile pretendere che lo yoga ci dia subito il risultato di risolvere un particolare aspetto di noi stessi che ci fa soffrire, o di guarire da una malattia o un disturbo. Può essere un processo veloce, così come più lento. In realtà dipende sempre da noi, dalla nostra velocità nell’adattarci ai cambiamenti, dalla nostra volontà di cambiare noi stessi, dal nostro desiderio di essere sereni ed in equilibrio. Ma come, perché mai qualcuno non dovrebbe volere equilibrio e maggiore serenità? Maggiore benessere psico-fisico? Una migliore connessione con la parte profonda di sé, con la propria anima? Semplicemente, ogni essere umano ha dentro di sé lati oscuri e aspetti di luce. E’ insito nella dualità in cui viviamo, questo. A volte il lato oscuro di noi stessi può essere un po’ auto-distruttivo, auto-sabotante, tanto che facciamo una vera e propria resistenza ai cambiamenti positivi potenziali che potrebbero esserci. E praticando yoga, siccome ci andiamo a ri connettere con il nostro “pilota interiore”, stiamo certi che di cambiamenti ne vedremo intorno a noi. Questa connessione interiore che andiamo a stabilire e a consolidare, è veramente la chiave del cambiamento perché ci permette di attrarre nella nostra vita gli eventi, le situazioni, le persone e le condizioni affinchè noi possiamo progredire ed evolverci nel modo migliore per noi. Dunque se iniziamo a praticare yoga, avviamo il processo di cambiamento interiore, attraiamo nella nostra vita le circostanze adatte al cambiamento (si, stiamo parlando di creare la nostra realtà a partire dalla nostra vibrazione interiore, la cosiddetta legge dell’attrazione). Ora, in tutto ciò, dinnanzi ai cambiamenti che ci troveremo davanti, una parte di noi cercherà di resistere. E’ inevitabile almeno un po’. Sarà in base a quanto riusciremo a “permettere” che il cambiamento accada, opponendo la minore resistenza possibile, che la nostra pratica di yoga sarà più o meno efficace in tempi relativamente brevi. Dipende sempre e comunque da noi, alla fin fine. Da quanto poi nella pratica, nel nostro atteggiamento, e infine nelle nostre azioni, agevoleremo il processo di cambiamento e di creazione di una nuova realtà.

Lo yoga kundalini propone meditazioni e tecniche, ed è assicurato che il processo di cambiamento si attiverà dentro di noi, nei famosi 40 giorni di meditazione. Starà poi a noi permettere e agevolare il processo, e manifestare il cambiamento nella nostra vita. Per questo i progressi con lo yoga sono una questione soggettiva. Ma se decidiamo di sederci ogni giorno a meditare quegli 11 preziosi minuti, e di stare li fermi in introspezione, consci che stiamo dando una grandissima mano d’aiuto a noi stessi, in tal caso è certo che il processo di cambiamento lo stiamo avviando. E se saremo costanti, se riusciremo a far nostra e a conservare per gli anni avvenire la pratica della meditazione quotidiana, pure se diversa da quelle dello yoga, i risultati arriveranno.

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4 commenti su “L’importanza della meditazione di 40 giorni nel kundalini yoga

  1. Ranjot il said:

    Perché 11 minuti?! 31 o quant’altro altro?! Ha qualche significato simbolico o c ‘è alle spalle una base scientifica basata su esperimenti?!
    Grazie x la risposta. Sat Nam! Namasté!

    • alessandrozanda il said:

      Il senso di queste tempistiche nella meditazione è legato a cicli temporali al termine dei quali la meditazione fa un effetto sempre più incisivo e profondo, con un impatto sulla mente e sull’energia della persona che la pratica. Tutto ciò è molto “scientifico”, se per scienza intendiamo un indagine su qualsiasi cosa supportata da prove empiriche, date cioè dall’esperienza ripetuta costantemente nel tempo e su molte persone, che porta sempre a risultati simili e soddisfacenti. In questo senso gli Yogi, nel corso dei secoli, hanno riscontrato come la meditazione, fatta per quel numero di minuti, dava sempre un particolare effetto ai loro allievi che la praticavano, e anche a loro stessi, naturalmente. Quindi c’è esperienza di tantissime persone per tantissime volte ripetuta, che ha dato per secoli certi precisi risultati, percepibili al concludersi di questi cicli di tempo. Inizialmente questi tempi sono senza dubbio stati “scoperti” da persone particolarmente consapevoli dell’energia dell’essere umano. Si trattava di maestri, ricercatori del mondo interiore e meditatori del passato particolarmente sensitivi, che con una osservazione diremmo “sensitiva” vedevano come l’energia dell’essere umano cambiava e si consolidava al termine di questi particolari cicli di minuti, osservando l’aura, ad esempio. Se per scienza invece consideriamo solo quella “riconosciuta” in occidente, cioè nella quale ogni dato e ogni risultato deve essere dimostrato tramite un calcolo matematico, di fisica o di chimica, allora non si tratta di scienza, poichè sono prese in considerazione dinamiche dell’essere umano relative al subconscio, all’energia, agli aspetti cosìddetti “sottili” dell’essere umano; aspetti e parti che si trovano in dimensioni non “indagabili” scientificamente, ma le cui dinamiche si ripercuotono sistematicamente, in modo osservabile e riscontrabile, sul corpo e sulla chimica stessa dell’essere umano, oltre che nelle sue emozioni e nelle sue tendenze comportamentali. Scientificamente come inteso in senso occidentale, manca il passaggio intermedio, della “dimostrazione” dell’equazione, ma il punto di partenza e il punto di arrivo sono sempre riscontrabili e identificabili a livello del proprio personale (e quindi non visibile scientificamente dall’esterno) sentire. Spero di aver portato un pò di chiarezza sulla questione. Grazie per la tua domanda. Sat Nam

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