Lentezza nel creare

Molti messaggi di vari maestri ascesi, ci raccontano che uno dei motivi per cui abbiamo scelto questo test delle incarnazioni in corpi fisici sulla Terra, è per sperimentare come la nostra capacità creativa, il nostro potere (naturale) di creare la realtà a partire dal nostro intento, si manifesti in una realtà densa e “lenta” come quella del mondo fisico e in particolare del pianeta su cui viviamo, e dei corpi particolarmente densi che abitiamo. Come una sorta di applicazione che ci permette di sperimentare al rallentatore la nostra energia creativa, per poi anche rivedere dalle dimensioni tra una vita e l’altra, e prendere appunti, come muoviamo la realtà da un’altra dimensione. Dico “rivedere” tra una vita e l’altra perché molti sostengono questo, che tra un periodo di (meritato) riposo dopo l’abbandono del corpo fisico, e la pianificazione di una nuova incarnazione o comunque di una successiva esistenza in una qualche forma o dimensione, ci sia comunque una finestra a-temporale in cui ri vediamo, se del senso visivo si può parlare, e lo si fa solo per semplicità, la vita appena trascorsa. Uno studio, un’analisi, ovviamente al di là della sfera prettamente mentale, un sentire, grazie al quale vediamo come abbiamo portato avanti certe lezioni, sciolto determinati schemi karmici o meno. Vediamo soprattutto come effettivamente abbiamo mosso l’energia per creare gli eventi della realtà che vivevamo. Insomma, una parte del senso del test dovrebbe essere proprio lo studio di come si muove la nostra capacità creativa nella realtà fisica più densa. Ma perché ne avremmo bisogno?

C’è un libro canalizzato, in cui il maestro asceso Tobias ci parla appunto di questo. Di come nel grande viaggio di ri scoperta e di studio (esperienziale) di chi siamo, si sia scelto questo test delle incarnazioni fisiche per “rallentare” questa nostra infinita capacità di creare la nostra realtà. Capacità che, per nostra natura, se lasciati allo stato brado di un’entità senza forma fisica, quale per nostra natura siamo, sarebbe pressocchè istantanea.

Nella densità di un’incarnazione fisica, questa capacità di creare la propria realtà manifestando ciò che più profondamente desideriamo, e gli intenti più profondi che esprimiamo, si esprime al rallentatore. E questo è utile, affinchè possiamo vedere, già ora se stiamo molto attenti, e poi rivedere a fine vita, tutti i passaggi di questo infinitamente complesso e meta-fisico processo di creazione che va oltre il comprensibile con la mente. In realtà la mente aiuta se sintonizzata sulla corretta frequenza, disattivando tutte le impostazioni che la rendono troppo attaccata a credere solo a ciò che le è stato insegnato (inculcato), a riconoscere come vero solo ciò che è spiegabile nel paradigma di causa effetto prettamente fisico e materiale, meccanico, e razionale, nell’accezione più limitata del termine.

Grazie al rallentatore dato dalla densità della fisicità, possiamo osservare come l’intento espresso possa manifestarsi pian piano attraversando tutte le densità e i rallentamenti dati dai nostri condizionamenti interiori. Possiamo sentire come intenti discordanti, conflitti interiori, blocchino (solo) momentaneamente il manifestarsi di qualcosa che è già in movimento, di qualcosa in attesa. Con questo slow-motion multidimensionale, abbiamo la possibilità di vivere pienamente tutti i temi di vita legati a un nostro particolare intento o desiderio, e percepire, se siamo profondamente in ascolto e osservatori attenti e scrupolosi, come man mano che certe emozioni legate a dei blocchi, certi legami, si dissolvono, l’energia riprende a muoversi.

Questa lentezza ha una sua magia infinita e un’importanza profonda. La maggior parte delle persone, me compreso in passato, e a volte anche attualmente, vuole tutto e subito. E’ la nostra natura di esseri umani, non prendiamoci in giro. Desideriamo qualcosa, e speriamo con tutte le nostre forze di vederla realizzata prima possibile. Fa parte della natura umana. Il punto è, però, che la nostra natura è solo parzialmente umana; umano descrive ciò che solo in parte siamo, ciò che siamo per un periodo; rappresenta una parte limitata della nostra identità.

Lasciando spazio alla nostra natura divina e infinita, possiamo sentire la bellezza della lentezza. Quella lentezza nella manifestazione dei nostri desideri, anche a volte dei nostri bisogni fondamentali di esseri umani. Quella lentezza che fa dubitare così tanto così tanti, anche i più convinti sostenitori della nostra natura divina. Perché a volte la creazione, la manifestazione, la coincidenza e l’opportunità si fanno attendere. Ma quando poi arriva, quando sentiamo che l’onda della manifestazione si sta alzando, lentamente si gonfia all’orizzonte, e la sua cresta si innalza verso il cielo man mano che si avvicina alla nostra riva, e iniziamo a remare distesi sul nostro surf-fisico, col sorriso di pura gioia sulle labbra, verso quell’onda maestosa che ormai sappiamo, stavolta è vera, stavolta si infrangerà e ci porterà via lontano verso nuovi lidi, verso meravigliose spiagge, mentre facciamo zig zag solo per il gusto di farlo…. Quello è il punto in cui sentiamo davvero quel potere creativo tutto nostro e infinito.

E i periodi di studio delle dinamiche energetiche, la lentezza che abbiamo amato ma anche odiato, arriva alla conclusione di un ciclo e possiamo contemplare tutta la bellezza e la maestosità di quel processo creativo in tutti i suoi passaggi, che ci ha portato lontano, al largo, per poi magari scaraventarci in una tempesta emotiva, e poi ci ha lasciati fermi in mezzo ad un mare molto a lungo piatto, senza un filo di vento. E che ci ha portati infine dinnanzi a quell’onda, l’onda perfetta che ci conduce verso la manifestazione della realtà, a chiudere quel cerchio, che, si: chiamiamo capacità di creazione infinita della nostra realtà.

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