Amore: mollare il controllo, rendersi liberi

Fin da quando siamo bambini, già dai primi istanti di vita, iniziamo l’importante apprendimento di cosa sia l’Amore. Per i primi anni ne abbiamo idea e ne facciamo esperienza solo dal rapporto con i nostri genitori, al limite con i nostri fratelli o sorelle. Già da allora iniziamo a percepire una dualità molto rilevante, riguardo i sentimenti di amore: in esso convivono due inquilini in evidente contrasto fra loro. Sto parlando dell’esistenza contemporanea del controllo, una forza che in qualche modo limita l’espansione in generale, e un’altra forza che, con orientamento opposto, ci da libertà. Entrambe abitano lo stesso spazio interiore, lo spazio del cuore, e da bambini iniziamo subito a percepire questa dualità. Certamente su un bambino piccolo, una componente di controllo da parte dei genitori è inevitabile: altrimenti l’espansione porterebbe il piccolo esploratore dei reami terrestri, talmente lontano… semplicemente fino a perdersi!

Quindi un genitore esemplare dovrebbe senza ombra di dubbio, mescolare almeno in minima parte, e dai primi istanti di vita, questo controllo alla magica pozione dell’Amore. Per quanto possa avere uno slancio verso un sentimento incondizionato, per quanto ci si avvicini, l’amore di una madre verso suo figlio sarà almeno un pelino, sempre e comunque, condizionato: condizionato al fatto che il suo bambino sia nutrito, condizionato affinchè il suo bambino sia accudito, affinchè non si faccia male, affinchè resti in vita nel suo nuovo, delicato, veicolo fisico chiamato corpo. Anche se la volontà del bambino, per quanto assurdo, sarebbe quella di iniziare da subito ad esplorare, fare esperienze, incurante delle conseguenze, e quindi in modo inappropriato rispetto alle condizioni ed ai pericoli della vita fisica. Perdonate il ragionamento un po’ tortuoso, ma se la nostra indole dell’anima è la pura espansione, esplorazione, esperienza con meno limitazioni possibili, anche il prudente amore di una madre che semplicemente protegge suo figlio, come è umano e appropriato che sia, in qualche modo controlla, ed inizia così la percezione dell’amore come un sentimento intrecciato con il controllo sull’altro, con il controllo sull’oggetto dell’Amore. E se da bambini è necessario per la semplice sopravvivenza, da adulti anche i più evoluti di noi, si portano ancora dietro una cassetta degli attrezzi con gli strumenti del controllo, con i pezzi di ricambio della manipolazione, e con i chiodi per fissare ben fermo e saldo, per la paura che voli via, l’Amore che da adulti incontreremo nelle relazioni.

L’altra faccia della medaglia, è la libertà che si tende a conferire all’oggetto dell’Amore stesso.

Il sentimento amorevole comporta che chi lo prova, desidera vedere l’altro felice, contento, poiché trae gioia egli stesso dalla gioia dell’altro. Ed ecco dunque l’altra forza che tende a spingere l’altro all’espansione, a ciò che gli piace, a ciò che lo fa stare bene, e quindi a ciò che lo fa espandere, evolvere, migliorare, avere successo, trovare sé stesso. E affinchè l’oggetto del nostro amore si espanda e trovi se stesso, deve per forza avere la libertà ed il tempo di farlo, di andare alla ricerca. L’oggetto dell’Amore trova la gioia. E noi che lo amiamo, a nostra volta traiamo gioia dalla sua espansione e felicità. Questo spesso è limitato dalla paura che nella sua espansione, in qualche momento, l’altro/a che amiamo, vada talmente lontano da non tornare più, o trovi un’altra fonte di amore che non sia la nostra. E direi che come al solito la paura ci può stare, almeno fino ad un certo punto. E’ umana.

Nei primi anni di vita del bambino, questa spinta di espansione viene data dall’Amore dei genitori nell’unico modo inizialmente possibile, cioè dandogli tempo per giocare, tempo per esplorare il mondo, tempo tolto ai momenti a disposizione dei genitori stessi per stare col figlio. Col passare degli anni, tempo e libertà per le relazioni coi coetanei, come nell’adolescenza, intendo quel tempo concesso con il cuore e che porti il giovane umano ad espandersi nelle esperienze che meglio riterrà opportune, senza il controllo diretto dei genitori sul suo tempo, tramite le imposizioni, e senza il controllo indiretto, che spesso fa molta più presa, tramite il senso di colpa.

Potremmo elencare altre fasi della vita in cui libertà o controllo da parte dei genitori influenzano la nostra percezione dell’Amore nelle sue componenti di libertà o controllo. Ma evitando di dare troppa responsabilità a chiunque che non sia noi stessi, possiamo dire che da adulti la palla passa a noi.

Controllare qualcuno che si ama sembra un’azione che in qualche modo ci consente di tenercelo stretto. Al di là degli estremi, come gelosie morbose, tutti lo facciamo nelle relazioni, o lo abbiamo fatto in passato, illudendoci come al solito di conservare qualcosa, in questo caso l’oggetto dell’amore, e quindi quel meraviglioso sentimento stesso. Con il controllo tentiamo di cristallizzare quello che proviamo, e ci illudiamo che funzioni anche sull’altro. E come al solito tentiamo di rendere statico qualcosa che per sua natura, fosse anche in un futuro lontano, comunque muterà. Proiettiamo la paura di un ipotetico dolore futuro, legato alla perdita dell’amore, nel presente, non vivendo appieno la gioia presente, che è reale, a differenza del dolore futuro, che è solo ipotetico.

Dare libertà all’altro è la scuola che stiamo facendo, in vita, per diventare bravi con l’Amore incondizionato e con l’espansione, di coscienza, concetti meno “umani” di quel che si potrebbe pensare. L’espansione della coscienza stessa è libertà; dunque il passaggio inevitabile, per tutti, e che riguarda il sistema in cui abbiamo scelto di nascere, cioè una società composta da individui, è imparare a dare libertà all’altro. L’altro è lo specchio di noi stessi, e viceversa. Proiettando sull’altro la libertà e l’espansione che ricerchiamo per noi stessi, stiamo gettando le basi per, a nostra volta, trovare sempre più libertà e realizzazione.

La scuola dell’Amore prevede un esame molto tosto che si chiama “non-attaccamento all’oggetto dell’Amore stesso”. Siccome l’attaccamento è Ego, evolverci significa pian piano anche mollare il controllo e l’illusione che i nostri attaccamenti rimangano li dove sono, saldi, prevedibili, immutabili. Non resteranno li. Non possiamo conservare nulla in eterno, pare che non sia proprio ne la nostra natura ne quella del cosmo vivente. Non fosse altro che per la morte del veicolo fisico che abitiamo. La nostra scintilla divina ci spinge ad amare dando libertà, godendo ed esultando per l’espansione dell’altro, anche se questo lo porta un po’ (o a volte del tutto) lontano dallo spazio-tempo della nostra vita e della nostra quotidianità. E’ la nostra anima che prova felicità nell’espansione, e dunque prova una gioia immensa nel vedere e nell’agevolare l’espansione dell’altro, del “soggetto” amato.

Credo sia la libertà sia la base per poi espandersi insieme nelle relazioni d’Amore, finchè il percorso rimane armonioso, fosse anche per una vita intera, volando liberi mano nella mano con l’altro nell’espansione che solo un volo libero, senza zavorre, senza controllo, può regalare.

Del resto se siamo scintille divine, frammenti di Dio in cerca della strada verso casa, la fonte stessa della nostra essenza ed esistenza ha fatto il più grande atto d’Amore, lasciandoci liberi di andare lontano, per poi vederci diventare “grandi” nel ritrovare la strada di casa da soli, dentro noi stessi.

Forse possiamo trovare un equilibrio tra la voce dell’Ego, che tuona “controlla!manipola!attaccati!”, e il sussurro più lieve dell’anima, che come una melodia che non si impone bensì accompagna la sinfonia della vita, sembra dire “rendi libero l’altro”.

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